fbpx Il soffio del microquasar | Page 12 | Scienza in rete

Il soffio del microquasar

Read time: 2 mins

Osservazioni con il VLT e con il telescopio spaziale Chandra hanno permesso di individuare un microquasar incredibilmente energetico distante 12 milioni di anni luce che sta soffiando nello spazio una bolla di gas davvero gigantesca.

Il termine microquasar è stato ideato dagli astronomi per indicare oggetti celesti di massa stellare la cui emissione assomiglia moltissimo a quella tipica dei quasar, i nuclei galattici estremamente attivi la cui energia è dovuta alla presenza di un buco nero supermassiccio. Anche per i microquasar il responsabile è un buco nero, ma la sua massa è di poche masse solari e il rilascio di energia è dovuto alla materia che, attirata dalla gravità, gli spiraleggia intorno. Tipica per queste sorgenti è la presenza di intensi getti di particelle espulse a velocità relativistiche.

I dati, raccolti da Manfred W. Pakull (Università di Strasburgo) e collaboratori con il Very Large Telescope e il Chandra X-ray Observatory, indicano che i getti di un microquasar appartenente alla galassia NGC 7793 stanno gonfiando una bolla di gas delle dimensioni di un migliaio di anni luce, il doppio di quanto osservato finora in altri microquasar. Nello studio pubblicato su Nature i ricercatori spiegano che, anzichè essere destinata alla produzione di elettroni relativistici, l'energia dei getti - superiore a quella osservata per altri microquasar - viene liberata soprattutto sotto forma di calore. Le osservazioni in diverse regioni dello spettro indicano che il gas caldo pompato da quei getti energetici si sta espandendo alla velocità di almeno un milione di chilometri all'ora e che questa incredibile attività perdura da almeno 200 mila anni.

ESO - Research paper

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.