fbpx Neanderthal Britannici | Scienza in rete

Neanderthal Britannici

Read time: 2 mins

Un paio di utensili di selce attribuibili ai Neanderthal obbligano a riscrivere le tappe degli insediamenti umani in Gran Bretagna. La loro datazione, infatti, suggerirebbe che i Neanderthal popolavano quelle regioni 40 mila anni prima di quanto supposto finora.
I due piccoli frammenti di selce sono stati scoperti dal team di Francis Wenban-Smith, archeologo dell'Università di Southampton, nel corso di uno scavo presso Dartford nel Kent. La regione è nota come centro di fiorente attività durante l'Età del Bronzo e nel periodo romano, ma sono gli scavi più profondi che hanno riservato le maggiori sorprese.
Le popolazioni pre-Neanderthal abitavano già in passato la Gran Bretagna, ma la penultima glaciazione (circa 200 mila anni fa) le aveva sospinte verso sud. Il riscaldamento tra le due glaciazioni aveva successivamente causato l'innalzamento delle acque del canale della Manica impedendo loro di ritornare verso nord almeno fino a quando le coltri ghiacciate della nuova glaciazione non permisero nuovamente il passaggio intorno a 60 mila anni fa.
Questo almeno era il quadro più probabile prima della scoperta di quei piccoli utensili di pietra, la cui datazione indica che i Neanderthal operavano sul suolo inglese intorno a 100 mila anni fa. L'ultima glaciazione si verificò tra 110 mila e 10 mila anni fa, ma non fu assolutamente uniforme. La spiegazione di quella presenza in epoca così remota, dunque, potrebbe risiedere nelle fluttuazioni climatiche che accompagnarono la glaciazione stessa.

University of Southampton

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Antropologia

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

Giorgio Parisi al convegno di Roma

L'intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l'accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento.

Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.