L'analisi dei dati raccolti nel dominio X da due osservatori orbitanti ha fornito agli astronomi le prove che a 400 milioni di anni luce dalla Terra vi è un gigantesco serbatoio di gas intergalattico.
Da tempo gli astronomi stanno cercando depositi di materia ordinaria che potrebbero far tornare i loro conti, riuscendo così finalmente a venire a capo della mancanza di materia che emerge dallo studio delle galassie distanti. Non si tratta dell'elusiva materia oscura, ma di normalissima materia barionica, composta cioè da quegli stessi protoni ed elettroni che compongono le stelle, la Terra e noi stessi. L'ipotesi è che sia distribuita in una sorta di ragnatela gassosa conosciuta come WHIM (Warm-Hot Intergalactic Medium), residuo dei processi che hanno portato alla formazione delle galassie e successivamente arricchita dal materiale espulso dalle galassie.
I dati degli osservatori Chandra e XMM-Newton hanno permesso di scoprire che il cosiddetto Sculptor Wall, una struttura cosmica che si estende per decine di milioni di anni luce e comprende migliaia di galassie, potrebbe nascondere un significativo serbatoio del WHIM. Taotao Fang (University of California) e i suoi collaboratori, infatti, hanno rilevato che la radiazione X proveniente da galassie attive molto più distanti viene in parte assorbita da qualcosa che risiede nello Sculptor Wall. Poiché la distanza di tale struttura è ben nota, è stato possibile effettuare significative valutazioni quantitative: secondo i ricercatori il WHIM avrebbe una densità di solamente 6 protoni per metro cubo. Giusto per fare un paragone, il mezzo interstellare ha una densità di circa un milione di atomi di idrogeno per metro cubo, valore che è comunque sempre milioni di volte inferiore al vuoto più spinto ottenibile nei nostri laboratori.
Tracce di materia mancante
prossimo articolo
Parte il Piano nazionale sementi biologiche

Il biologico è davvero più sostenibile, competitivo e capace di tutelare la biodiversità? In un contesto di forte crescita delle superfici coltivate senza adeguata disponibilità di sementi certificate, prende avvio il Piano nazionale delle sementi biologiche (PNSB). Il progetto, coordinato dal CREA e finanziato dal MASAF, mira a sviluppare varietà adatte ai diversi contesti italiani, ridurre le deroghe all’uso di materiale non biologico e rafforzare l’intera filiera, dalla selezione varietale alla certificazione
L’agricoltura biologica inquina meno e rispetta l’ambiente? Promuove la biodiversità? Può competere con l’agricoltura tradizionale? È solo un marchio di certificazione o implica qualcosa in più? Anche per rispondere a questi quesiti ha preso il via il Piano nazionale delle sementi biologiche (PNSB), un progetto triennale finanziato dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) e attuato dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA).