
Il biologico è davvero più sostenibile, competitivo e capace di tutelare la biodiversità? In un contesto di forte crescita delle superfici coltivate senza adeguata disponibilità di sementi certificate, prende avvio il Piano nazionale delle sementi biologiche (PNSB). Il progetto, coordinato dal CREA e finanziato dal MASAF, mira a sviluppare varietà adatte ai diversi contesti italiani, ridurre le deroghe all’uso di materiale non biologico e rafforzare l’intera filiera, dalla selezione varietale alla certificazione
L’agricoltura biologica inquina meno e rispetta l’ambiente? Promuove la biodiversità? Può competere con l’agricoltura tradizionale? È solo un marchio di certificazione o implica qualcosa in più? Anche per rispondere a questi quesiti ha preso il via il Piano nazionale delle sementi biologiche (PNSB), un progetto triennale finanziato dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) e attuato dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA).
Prima dei ferventi dibattiti in materia e di tutte le sue altre declinazioni, l’agricoltura biologica è «un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione alimentare basato sull’interazione tra le migliori prassi in materia di ambiente e azione per il clima, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali e l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e norme rigorose di produzione confacenti alle preferenze di un numero crescente di consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali. La produzione biologica ha quindi una duplice funzione sociale, provvedendo, da un lato, a un mercato specifico che risponde alla domanda di prodotti biologici da parte dei consumatori e, dall’altro, fornendo al pubblico beni che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale».
Il disciplinare biologico non si è limitato solo alla coltivazione e alla produzione del materiale vegetale ma ha coinvolto tutta la filiera portando a numerose novità innanzitutto per la commercializzazione dei materiali eterogenei biologici (MEB). Una definizione forse un po’ più informale riconduce il MEB a un insieme vegetale di individui che, pur presentando caratteristiche morfologiche comuni, è caratterizzato da una elevata diversità genetica e fenotipica. Il vantaggio principale è dato appunto dalla sua elevata diversità genetica che gli permette di adattarsi a diverse condizioni pedoclimatiche. Nel tempo, i singoli componenti evolvono influenzati dall'ambiente in cui crescono. Non si tratta dunque di un miscuglio di varietà e neppure di una definita varietà (ai sensi del Regolamento CE n. 2100/94 del Consiglio).
La seconda novità principale concerne l’iscrizione al Registro nazionale di varietà biologiche appartenenti alle specie disciplinate dalla normativa sementiera europea. La conversione degli impianti verso la produzione biologica in Italia è un dato oramai più che assodato, raggiungendo i 2,5 milioni di ettari alla fine del 2023 (in aumento del 4,5% rispetto al 2022), un’ampia area (19,8%) se equiparata alla superficie totale agricola utilizzata (dati ISPRA). Sulla scia dei recenti obiettivi europei (Farm to fork strategy), l’Italia dovrebbe arrivare al 25% di superficie destinata alla produzione biologica. In questo senso, l’agricoltura biologica sembra avere un minore impatto ambientale e si muove verso una più accurata salvaguardia dell’ambiente circostante. D’altro canto, però, la disponibilità di sementi certificate come biologiche non riesce a fare fronte all’impennata delle superfici coltivate a biologico, come dimostrato dalle elevate richieste di deroghe per l’utilizzo di materiale riproduttivo non biologico in agricoltura biologica. S’inserisce qui il PNSB, il cui obiettivo principale è favorire la riduzione del numero di deroghe oggi gestite dalla Banca dati delle sementi biologiche (BDSB). In particolare, la BDSB è uno strumento istituito nel 2017 dal MASAF per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di materiale riproduttivo biologico. Basti pensare che in questo secondo semestre 2025, il numero totale di varietà ammesse è stato pari a 82400, laddove le deroghe hanno toccato 46500. Dunque, è fondamentale che le attività del PNSB rispondano concretamente alle richieste della filiera con varietà biologiche idonee ai diversi contesti pedoclimatici e colturali racchiusi in Italia.
A livello pratico, il PNSB coinvolge attivamente diverse aziende agricole, vivaistiche e sementiere per svolgere la propria sperimentazione, in modo da adottare approcci sinergici per affrontare sfide comuni come il miglioramento varietale partecipativo e il rilascio di nuove accessioni d’élite per i caratteri di interesse. Nell’attuale scenario, l’iscrizione di varietà al Registro Nazionale con una maggiore tolleranza a certi patogeni e un più ampio adattamento al sistema agricolo non gestito in modo convenzionale (ad esempio, per il diserbo) potrebbe portare a enormi vantaggi a livello di gestione colturale. Dopo una prima fase di perfezionamento dello stato dell’arte, il PNSB cercherà di rispondere alle richieste del mondo agricolo con la possibilità di modellare il rilascio di nuove varietà cerealicole e ortive.
A livello tecnico, pur seguendo il medesimo iter di certificazione per l’iscrizione al Registro nazionale di varietà a uso convenzionale e non, il PNSB propone una revisione dei protocolli internazionali DUS ossia di distinguibilità (la nuova varietà deve essere ben diversa dalle altre note), uniformità (le piante della medesima varietà devono presentare caratteristiche omogenee) e stabilità (le caratteristiche della nuova varietà devono perdurarsi nel tempo anche dopo riproduzioni o moltiplicazioni successive) in varietà biologiche di orzo e triticale. A ciò si aggiunge anche il riesame dei criteri per determinarne il valore agronomico e di utilizzo (VCU). Per quanto concerne il mais, si vorrebbe inserire tra i criteri di iscrizione lo screening per Aspergillus flavus. che causa la presenza di aflatossine tossiche per la salute umana e non, e per Fusarium verticilloides, che compromette gravemente la qualità della granella.
La possibilità di valorizzare più caratteristiche descrittive e agronomiche nelle specie candidate al solo Registro biologico potrebbe ulteriormente incentivare la conversione dai metodi tradizionali muovendo anche gli agricoltori più scettici verso pratiche agricole più sostenibili e standard di filiera oltre che proiettarsi verso un approccio di sostenibilità globale.
A oggi, le attività preliminari sono stati definite da ciascun centro e sono avviate per la successiva sperimentazione. Il CREA-PB ha definito sia il calendario operativo delle attività sia gli stakeholders da coinvolgere potenzialmente. Il CREA-CI ha iniziato a condurre le prove sperimentali per lo sviluppo di MEB e di nuove linee di frumento duro ottenute tramite selezione per linea pura, oltre alle prove di confronto varietale sul frumento duro e quello tenero. Tra le varie attività, Il CREA-OF ha allestito in campo le prove di confronto varietale di cavolfiore (ciclo di coltivazione da agosto 2025 a circa marzo 2026) nelle sedi di Monsampolo del Tronto (AP) e di Battipaglia (SA). Attualmente, CREA-OFA sta predisponendo le basi per le future indagini sulle problematiche della filiera vivaistica biologica e l’individuazione delle principali criticità nelle tre filiere arboree (frutta, agrumi e olivo), e su una bozza per la stesura delle linee guida per i protocolli di produzione di materiale di propagazione biologica. Il CREA-VE ha già finalizzato la collaborazione con due vivaisti e ha approntato un disegno sperimentale per ottimizzare la lotta biologica al fungo Plasmopora viticola usando alcuni sinergizzanti in formulazione con quantitativi di rame ridotti. Infine, il CREA-DC ha avviato le prove in campo di frumento duro e tenero nei vari centri CREA (Lonigo, Palermo e Tavazzano) e aziende coinvolte sul territorio nazionale con l’obiettivo di aggiornare il protocollo tecnico ed applicarlo in maniera trasversale.
Il Piano nazionale delle sementi biologiche, con le sue diverse attività, vuole porre le basi per un avanzamento rigoroso e un futuro sostegno a tutta la filiera certificata biologica, che verranno accompagnati lungo tutta la durata del progetto da eventi pubblici nei vari centri CREA coinvolti e aperti a tutti in portatori di interesse. Ulteriori aggiornamenti e informazioni verranno indicati sui canali ufficiali.
