fbpx Fegato: il tumore è maschio | Page 19 | Scienza in rete

Fegato: il tumore è maschio

Read time: 1 min

Le neoplasie epatiche statisticamente colpiscono più gli uomini delle donne. Questa particolare caratteristica sembra essere causata dalla presenza del recettore per gli androgeni, tipicamente presenti nei soggetti di sesso maschile.

Lo studio, condotto da Chawnshang Chang della University of Rochester Medical Center (Stati Uniti) e pubblicato su Science Translational Medicine, è stato realizzato utilizzando un modello animale con cancro al fegato indotto dal virus dell’epatite B. Togliendo selettivamente il gene responsabile dell’espressione del recettore per gli androgeni, i ricercatori hanno ottenuto topi in cui lo sviluppo tumorale è risultato completamente assente.

La nuova conoscenza acquisita apre ora la strada a possibili approcci terapeutici volti a bloccare l’attività del recettore nei maschi affetti da epatocarcinoma.

Sci Transl Med 2010: 2,32; 32ra35

Autori: 
Sezioni: 
TUMORI

prossimo articolo

Recuperare il cammino dopo un ictus: la tecnologia al servizio della cura

Una persona che indossa un esoscheletro a fianco di una fisioterapista in un laboratorio di analisi del movimento

Presso il LAMoBiR dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano la riabilitazione delle persone che in seguito a un ictus hanno ridotto la capacità di camminare si basa sullo studio di sistemi che integrano la robotica con la stimolazione elettrica funzionale dei muscoli. In collaborazione con IIT di Genova sono stati realizzati un esoscheletro e un’apparecchiatura per l’elettrostimolazione che offrono vantaggi rispetto a quelli già in uso. I ricercatori invitano le persone colpite dal problema a entrare a far parte dello studio. Immagine realizzata con l'ausilio di Chat GPT.

«Quella mattina mi sono svegliato con un forte mal di testa e ho scoperto di non riuscire a muovere né la mano e la gamba destre, né a parlare». Questa è la testimonianza di Andrea Vianello - noto giornalista della RAI - rilasciata in varie interviste e poi descritta nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori, 2020), in cui racconta il lento e faticoso percorso di recupero seguito all’ictus che lo ha colpito.