fbpx Cuore di cristallo | Page 15 | Scienza in rete

Cuore di cristallo

Read time: 2 mins

Uno studio riconduce lo strano comportamento delle onde sismiche attraverso il nucleo centrale della Terra alla presenza di particolari forme cristalline del ferro. L'orientamento dei cristalli permetterebbe la maggiore velocità delle onde nel percorso da polo a polo.
Il lavoro, recentemente pubblicato su PNAS, è opera di un team di ricercatori coordinati dal geologo Maurizio Mattesini dell'Universidad Complutense de Madrid e ha preso in esame, grazie a dettagliati e innovativi modelli, il comportamento delle onde sismiche in presenza di differenti forme di cristallizzazione degli atomi di ferro, l'ingrediente principale del nucleo più interno del nostro pianeta.
I modelli solitamente impiegati, infatti, descrivono la cristallizzazione del ferro del nucleo secondo un reticolo esagonale compatto (hcp – hexagonal close packed). Mattesini e colleghi, invece, hanno aggiunto nei loro modelli un guscio esterno dello spessore di un centinaio di chilometri costituito da ferro cristallizzato nel sistema cubico a corpo centrato (bcc – body centered cubic). Secondo i ricercatori circa un quarto di questo guscio sarebbe orientato lungo l'asse di rotazione terrestre mentre il resto avrebbe un orientamento casuale e si mescolerebbe sia con gli strati silicei esterni al nucleo sia con il ferro hcp del nucleo più interno.
Sarebbe proprio l'allineamento con l'asse di rotazione terrestre all'origine del differente comportamento delle onde sismiche, che risultano muoversi più rapidamente quando viaggiano da un polo all'altro mentre sono più lente nel percorso est-ovest.

Wired

Autori: 
Sezioni: 
Geofisica

prossimo articolo

Houston, abbiamo un problema: se la risposta fosse un gemello digitale?

mano che regge citta

La celebre frase «Houston, abbiamo un problema», resa iconica dal film "Apollo 13" con Tom Hanks nel ruolo del comandante Jim Lovell, rimanda alla missione NASA del 1970 che, in seguito a un’esplosione, fallì l’allunaggio, ma riuscì comunque a riportare a casa l’equipaggio grazie a simulazioni delle manovre di emergenza realizzate con l'ausilio di una copia della navicella. Nati per gestire sistemi lontani e complessi, i gemelli digitali affrontano oggi la sfida più ambiziosa: comprendere e governare il sistema Terra. Modellano edifici e reti energetiche delle smart city per ottimizzare consumi ed emissioni, ma replicano anche ecosistemi remoti e fragili, come le Svalbard, per interpretare le dinamiche della crisi climatica.

I gemelli digitali (in inglese digital twins) stanno uscendo dall’ambito industriale per diventare strumenti chiave nelle politiche ambientali e climatiche. E trovano uno spazio sempre più ampio nelle costruzioni, dalle smart cities all’edilizia.