fbpx Buchi neri fortunati | Page 2 | Scienza in rete

Buchi neri fortunati

Read time: 2 mins

Recenti osservazioni nel dominio X indicano che nelle regioni centrali della galassia M82 potrebbero risiedere due buchi neri di notevole massa che sono sopravvissuti alla fatale attrazione gravitazionale esercitata dal buco nero supermassiccio che occupa il centro di quel sistema stellare.
I due buchi neri sono stati individuati grazie agli osservatori orbitanti Chandra (NASA) e XMM-Newton (ESA) e appartengono alla categoria dei cosiddetti buchi neri di taglia intermedia; la loro massa, cioè, è a metà strada tra quella dei buchi neri di origine stellare e quella dei mostri supermassicci che albergano nel cuore delle galassie. L'individuazione dei due buchi neri è stata possibile grazie allo studio accurato delle variazioni dell'emissione X e della composizione energetica dei loro spettri. Le masse dei due buchi neri (tra le 12 mila e le 43 mila masse solari il primo e tra le 200 e 800 masse solari il secondo) si adattano a quelle previste dai modelli teorici che ipotizzano la formazione di questi buchi neri a seguito di collisioni a catena in un ammasso stellare.
Il meno massiccio dei due si trova a una distanza di circa 600 anni luce dal centro di M82 e può dunque ritenersi abbastanza al sicuro. Non così per l'altro. Poiché dista solamente 290 anni luce dal centro della galassia, infatti, è una autentica fortuna che non sia ancora stato fagocitato dal buco nero supermassiccio che si annida nelle regioni centrali di M82.

Chandra Observatory

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.