Recenti osservazioni nel dominio X indicano che nelle regioni centrali della galassia M82 potrebbero risiedere due buchi neri di notevole massa che sono sopravvissuti alla fatale attrazione gravitazionale esercitata dal buco nero supermassiccio che occupa il centro di quel sistema stellare.
I due buchi neri sono stati individuati grazie agli osservatori orbitanti Chandra (NASA) e XMM-Newton (ESA) e appartengono alla categoria dei cosiddetti buchi neri di taglia intermedia; la loro massa, cioè, è a metà strada tra quella dei buchi neri di origine stellare e quella dei mostri supermassicci che albergano nel cuore delle galassie. L'individuazione dei due buchi neri è stata possibile grazie allo studio accurato delle variazioni dell'emissione X e della composizione energetica dei loro spettri. Le masse dei due buchi neri (tra le 12 mila e le 43 mila masse solari il primo e tra le 200 e 800 masse solari il secondo) si adattano a quelle previste dai modelli teorici che ipotizzano la formazione di questi buchi neri a seguito di collisioni a catena in un ammasso stellare.
Il meno massiccio dei due si trova a una distanza di circa 600 anni luce dal centro di M82 e può dunque ritenersi abbastanza al sicuro. Non così per l'altro. Poiché dista solamente 290 anni luce dal centro della galassia, infatti, è una autentica fortuna che non sia ancora stato fagocitato dal buco nero supermassiccio che si annida nelle regioni centrali di M82.
Buchi neri fortunati
prossimo articolo
Gender equality nella ricerca: c'è ancora il soffitto di cristallo

In occasione della Giornata ONU delle donne e delle ragazze nella scienza, diamo un'occhiata ai dati europei sulla gender equality: ci sono i segnali di progresso nella partecipazione femminile alla ricerca e all’innovazione, ma anche persistenti squilibri strutturali. Per esempio, nonostante l’aumento di donne tra esperti, valutatori e coordinatori di progetto, l’accesso alle posizioni apicali resta limitato, la precarietà contrattuale più diffusa e il carico di cura sproporzionato.
L’11 febbraio, Giornata ONU dedicata alle ragazze e alle donne nella scienza, offre l’occasione per interrogarsi non solo sulla loro presenza nel settore della ricerca e dell’innovazione (R&I), ma soprattutto sulla qualità di tale presenza: chi avanza di carriera, chi resta ai margini, chi abbandona e perché. Negli ultimi anni l’Unione europea ha fatto dell’uguaglianza di genere una priorità esplicita, integrando la gender dimension nei programmi quadro per la ricerca e promuovendo cambiamenti istituzionali attraverso strumenti come il Gender Equality Plan (Gep).