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Buchi neri fortunati

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Recenti osservazioni nel dominio X indicano che nelle regioni centrali della galassia M82 potrebbero risiedere due buchi neri di notevole massa che sono sopravvissuti alla fatale attrazione gravitazionale esercitata dal buco nero supermassiccio che occupa il centro di quel sistema stellare.
I due buchi neri sono stati individuati grazie agli osservatori orbitanti Chandra (NASA) e XMM-Newton (ESA) e appartengono alla categoria dei cosiddetti buchi neri di taglia intermedia; la loro massa, cioè, è a metà strada tra quella dei buchi neri di origine stellare e quella dei mostri supermassicci che albergano nel cuore delle galassie. L'individuazione dei due buchi neri è stata possibile grazie allo studio accurato delle variazioni dell'emissione X e della composizione energetica dei loro spettri. Le masse dei due buchi neri (tra le 12 mila e le 43 mila masse solari il primo e tra le 200 e 800 masse solari il secondo) si adattano a quelle previste dai modelli teorici che ipotizzano la formazione di questi buchi neri a seguito di collisioni a catena in un ammasso stellare.
Il meno massiccio dei due si trova a una distanza di circa 600 anni luce dal centro di M82 e può dunque ritenersi abbastanza al sicuro. Non così per l'altro. Poiché dista solamente 290 anni luce dal centro della galassia, infatti, è una autentica fortuna che non sia ancora stato fagocitato dal buco nero supermassiccio che si annida nelle regioni centrali di M82.

Chandra Observatory

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Astronomia

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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.