Un nuovo materiale, frutto di una collaborazione tra i ricercatori dell’Università di Barcellona, del Politecnico di Catalunya e dell’Università di Duisburg-Essen, potrebbe rivoluzionare le tecniche di refrigerazione.
La nuova lega, realizzata da Lluis Mañosa e collaboratori con nichel, manganese e iridio, ha l’importante caratteristica che, se sottoposta a pressione, produce un effetto calorico paragonabile a quello ottenibile dai cosiddetti materiali magnetocalorici (materiali la cui temperatura può essere regolata da un campo magnetico esterno). La scoperta è stata presentata qualche giorno fa sulle pagine di Nature Materials.
Il comportamento del nuovo materiale, che si basa sul fenomeno denominato solid-state barocaloric effect, potrebbe in futuro trovare applicazioni nella realizzazione dei sistemi di refrigerazione domestica quali frigoriferi e aria condizionata, ma anche in applicazioni industriali e nei supercomputer.
In pratica, dopo aver accumulato calore sottraendolo all'ambiente da refrigerare, il materiale viene compresso e attraverso una transizione di fase rilascia il calore raccolto. Dopo di che è pronto a ricominciare il ciclo daccapo. La buona notizia è che l'impiego del nuovo materiale potrebbe soppiantare i gas attualmente utilizzati, rendendo finalmente obsoleti quelli più pericolosi per l'ambiente.
Nuove frontiere per la refrigerazione
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Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0
Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.