fbpx Tecniche per creare il freddo | Scienza in rete

Tecniche per creare il freddo

Primary tabs

Read time: 1 min

Un nuovo materiale, frutto di una collaborazione tra i ricercatori dell’Università di Barcellona, del Politecnico di Catalunya e dell’Università di Duisburg-Essen, potrebbe rivoluzionare le tecniche di refrigerazione.

La nuova lega, realizzata da Lluis Mañosa e collaboratori con nichel, manganese e iridio, ha l’importante caratteristica che, se sottoposta a pressione, produce un effetto calorico paragonabile a quello ottenibile dai cosiddetti materiali magnetocalorici (materiali la cui temperatura può essere regolata da un campo magnetico esterno). La scoperta è stata presentata qualche giorno fa sulle pagine di Nature Materials.

Il comportamento del nuovo materiale, che si basa sul fenomeno denominato solid-state barocaloric effect, potrebbe in futuro trovare applicazioni nella realizzazione dei sistemi di refrigerazione domestica quali frigoriferi e aria condizionata, ma anche in applicazioni industriali e nei supercomputer.

In pratica, dopo aver accumulato calore sottraendolo all'ambiente da refrigerare, il materiale viene compresso e attraverso una transizione di fase rilascia il calore raccolto. Dopo di che è pronto a ricominciare il ciclo daccapo. La buona notizia è che l'impiego del nuovo materiale potrebbe soppiantare i gas attualmente utilizzati, rendendo finalmente obsoleti quelli più pericolosi per l'ambiente.

Università di Barcellona

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Materiali

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.