Lo studio della crescita di centinaia di alberi secolari ha permesso di ricostruire l'andamento dei monsoni asiatici fino al 1300. Questi nuovi dati, in attesa di giocare il loro ruolo nei futuri modelli climatici, si sono già dimostrati davvero utili in campo storico spiegando il declino della civiltà Angkor.
Il nuovo database, chiamato Monsoon Asia Drought Atlas, è stato costruito dal team di Edward Cook (Tree-Ring Laboratory della Columbia University) analizzando l'andamento degli anelli di accrescimento degli alberi di 327 siti. Si è andati così a colmare la fastidiosa mancanza di dati climatici in Asia, raccolti in modo sistematico solo a partire dagli anni 50.
Oltre a costituire un prezioso riferimento per i modelli climatici – non dimentichiamo che il fenomeno dei monsoni riguarda metà della popolazione mondiale – il database ha già dato un importante aiuto in campo storico. Il team di Brendan Buckley (Columbia University), collaboratore di Cook nella preparazione del database, ha infatti utilizzato una parte dei dati per indagare sul declino della civiltà cambogiana di Angkor. Nello studio, pubblicato in Proceedings of the National Academy Sciences, Buckley indica che il tracollo di quella civiltà ha coinciso con un periodo di siccità a metà del XIV secolo del quale finora non si era a conoscenza.
Sette secoli di monsoni
prossimo articolo
Gender equality nella ricerca: c'è ancora il soffitto di cristallo

In occasione della Giornata ONU delle donne e delle ragazze nella scienza, diamo un'occhiata ai dati europei sulla gender equality: ci sono i segnali di progresso nella partecipazione femminile alla ricerca e all’innovazione, ma anche persistenti squilibri strutturali. Per esempio, nonostante l’aumento di donne tra esperti, valutatori e coordinatori di progetto, l’accesso alle posizioni apicali resta limitato, la precarietà contrattuale più diffusa e il carico di cura sproporzionato.
L’11 febbraio, Giornata ONU dedicata alle ragazze e alle donne nella scienza, offre l’occasione per interrogarsi non solo sulla loro presenza nel settore della ricerca e dell’innovazione (R&I), ma soprattutto sulla qualità di tale presenza: chi avanza di carriera, chi resta ai margini, chi abbandona e perché. Negli ultimi anni l’Unione europea ha fatto dell’uguaglianza di genere una priorità esplicita, integrando la gender dimension nei programmi quadro per la ricerca e promuovendo cambiamenti istituzionali attraverso strumenti come il Gender Equality Plan (Gep).