In uno studio di prossima pubblicazione su American Journal of Climate due ricercatori del CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization) analizzano la salinità degli oceani. Dal confronto con i dati degli ultimi 50 anni emerge la presenza di una accelerazione nel ciclo dell'acqua.
La salinità delle acque oceaniche non è costante: un aumento delle precipitazioni ne diminuisce il valore, mentre un'evaporazione più intensa lo aumenta. Circa l'80% di queste variazioni di salinità riguarda le acque superficiali e va da sé che in queste variazioni le condizioni climatiche giochino un ruolo chiave. Paul Durack e Susan Wijffels, però, hanno raccolto dati anche dalle acque sotto la superficie. E' così emerso che i cambiamenti che si potrebbero imputare alle variazioni climatiche sono più ampi e si estendono anche acque profonde.
Lo studio individua un chiaro collegamento tra le variazioni di salinità superficiale governate dal riscaldamento oceanico e quelle nelle acque sotto la superficie. Un collegamento che, a detta dei ricercatori, costituisce una robusta prova che il ciclo dell'acqua stia accelerando. Un ciclo dell'acqua più intenso, però, comporta che, con l'aumento della temperatura atmosferica, le regioni aride lo diventino ancora di più, mentre quelle caratterizzate da elevata umidità diventino ancora più piovose. Secondo i ricercatori, inoltre, le stime che emergono dal loro studio potranno costituire un rigoroso banco di prova per i futuri modelli climatici.
Il ciclo dell'acqua accelera
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Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.
Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.