Quattro miliardi di anni fa il Sole era meno brillante di quanto non lo sia ora. Eppure sulla Terra non mancò mai acqua allo stato liquido, condizione indispensabile per lo sviluppo della vita. Come uscire da questo paradosso? Su Nature è appena stata pubblicata una plausibile spiegazione.
Le stime degli astronomi indicano che nel corso della sua storia il nostro Pianeta sperimentò un incremento della luminosità solare tra il 25 e il 30%. Viene subito da pensare che, con un irraggiamento ridotto di oltre un quarto, la Terra fosse ridotta a una ghiacciaia. Poiché questo non avvenne, si è finora ipotizzata la presenza di un massiccio effetto serra in grado di trattenere il più possibile la scarsa luce solare. Peccato, però, che di questa atmosfera satura di anidride carbonica non vi sia nessuna traccia geologica.
Nello studio appena pubblicato Minik T. Rosing (Natural History Museum of Denmark) e i suoi collaboratori puntano il dito in tutt'altra direzione. Secondo i ricercatori, poiché nell'Archeano le terre emerse erano inferiori a quelle attuali, la superficie del nostro pianeta era caratterizzata da un'albedo inferiore, cioè rifletteva meno la luce solare. Se a questo si aggiunge la mancanza di nuclei di condensazione in grado di far addensare le nubi – oggi la produzione di queste piccole particelle è gran parte opera delle piante e delle alghe – si ottengono condizioni ambientali con temperature al di sopra del congelamento dell'acqua. Senza la necessità, dunque, di invocare estreme concentrazioni di gas serra.
Il paradosso del Sole più fioco
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Biliardini nella Striscia di Gaza

Durante la Guerra civile spagnola, Alejandro Campos Ramírez, combattente per la Repubblica, pensò che il biliardino avrebbe potuto aiutare i tanti bambini che avevano perso le gambe a continuare a giocare a calcio. L’impatto delle amputazioni causate dai conflitti è drammatico e richiede risorse tecnologiche e disponibilità di personale difficili da trovare. La Striscia di Gaza è il territorio con il più alto numero di bambini e bambine amputati. Ma nessuno pensa ai biliardini.
L'assistenza specialistica in contesti di crisi umanitaria è difficile da garantire e molto impegnativa. Ostacoli nell'accesso alle cure possono persistere per molto tempo. La situazione nella Striscia di Gaza è esemplare a tale proposito: dal 2006, il blocco israeliano limita gli spostamenti all’interno e attraverso i punti di ingresso, spingendo il sistema sanitario locale al collasso per la carenza di farmaci essenziali, di attrezzature e di personale sanitario, negando spesso ai pazienti i permessi necessari per cercare cure salvavita all'estero.