Lo scorso luglio eravamo rimasti a bocca aperta quando i radioastronomi del CSIRO ci avevano mostrato l'incredibile estensione dell'emissione radio che accompagna Centaurus A. Ora l'osservatorio orbitante Fermi ci mostra l'esagerata emissione di quella galassia anche a energie di gran lunga più elevate.
In uno studio pubblicato su Science Express qualche giorno fa, un team di astronomi sottolinea l'eccezionale emissione di Centaurus A anche nel dominio gamma e ricostruisce la sua possibile origine. Secondo i ricercatori il meccanismo responsabile sarebbe il cosiddetto Compton inverso, un fenomeno che si verifica quando fotoni di bassa energia vanno a cozzare contro particelle che viaggiano a velocità relativistiche. Un colpo da biliardo che fa ripartire i fotoni con un maggior carico energetico, pronti per essere catturati dai rilevatori di radiazione gamma.
In Centaurus A le particelle lanciate a velocità prossime a quella della luce sono quelle che compongono i jet di materia espulsi dal suo buco nero centrale, il vero motore dell'attività della galassia, ed è proprio con esse che interagiscono i fotoni della cosiddetta radiazione di fondo che riempie ogni angolo dell'universo. Almeno in una dozzina di galassie attive si è osservato come l'effetto Compton inverso sia all'origine di emissione X, con Centaurus A è la prima volta che si assiste a un'emissione nel dominio gamma.
Raggi gamma dal Centauro
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Anche i terremoti piccoli sono importanti

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.
Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.
I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.