fbpx Datazione non distruttiva | Scienza in rete

Datazione non distruttiva

Read time: 1 min

I responsabili dei musei non vedono di buon occhio l'impiego della datazione con il radiocarbonio. Il metodo, infatti, richiede la distruzione di un frammento dei preziosi reperti loro affidati. Un team di ricercatori, però, ha trovato una strada alternativa decisamente meno invasiva.

Il nuovo metodo, presentato da Marvin Rowe (Texas A&M University) al recente Meeting dell'American Chemical Society tenutosi a S. Francisco, prevede di collocare il reperto in una particolare camera al plasma. La superficie dell'oggetto viene lentamente – e molto delicatamente – ionizzata portandola all'emissione dell'anidride carbonica necessaria per valutare il C-14 e giungere così alla datazione.

Per valutare l'affidabilità del nuovo metodo, Rowe e i suoi collaboratori hanno analizzato l'età di 20 differenti reperti – tra i quali un tessuto egiziano di 1350 anni fa – osservando un sostanziale accordo con le datazioni tradizionali. La tecnica è ancora in fase di rifinitura, ma Rowe spera di poterla ben presto impiegare sulla preziosissima statuetta d'avorio detta Venere di Brassempouy risalente a circa 25 mila anni fa. Le dimensioni della statuetta, infatti, si adattano perfettamente alla camera al plasma utilizzata finora per i test.

American Chemical Society

Autori: 
Sezioni: 
Archeologia

prossimo articolo

Obesità, oltre il farmaco: la sfida tra cure, equità e stigma

farmaci usati nel trattamento dell obesita

Le nuove linee guida dell’OMS segnano una svolta nel trattamento dell’obesità, introducendo i farmaci GLP-1 come opzione terapeutica per gli adulti. Ma la loro diffusione solleva interrogativi su accesso, sostenibilità e appropriatezza clinica. L’obesità resta una malattia complessa, che richiede approcci integrati e personalizzati. Tra innovazione farmacologica, disuguaglianze e stigma persistente, la sfida è costruire percorsi di cura realmente centrati sulla persona.

Nel febbraio 2026, il Journal of Medical Association (JAMA) ha pubblicato le linee guida per il trattamento dell’obesità, elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a fine 2025. La terapia che l’OMS raccomanda per gli adulti - donne in gravidanza escluse - si basa sui farmaci GLP-1 agonisti, come la semaglutide o la liraglutide.