Da quando Mars Reconnaissance Orbiter ha iniziato a fotografare Marte con la sua incredibile fotocamera possiamo cogliere dettagli della superficie del Pianeta rosso dell'ordine di un metro. Una precisione che ha permesso di scoprire che le dune marziane, sospinte dal vento, si spostano.
La scoperta, opera del team di Simone Silvestro (IRSPS - Scuola Internazionale di Scienze Planetarie - Università G. d'Annunzio), è stata presentata alla Lunar and Planetary Science Conference tenutasi nei giorni scorsi a Houston e si basa proprio sulle dettagliate immagini della fotocamera HiRISE (High Resolution Imaging Science Experiment). Confrontando le riprese di una distesa di dune scure nella regione Nili Patera - emisfero settentrionale di Marte - catturate il 13 ottobre 2007 e il 30 giugno dello stesso anno, Silvestro e colleghi hanno potuto chiaramente individuare una migrazione di un paio di metri, il maggior movimento mai osservato finora nelle increspature delle dune.
Non tutte le dune di Marte, però, si spostano. Sempre nella Convention di Houston, infatti, Matthew Golombek (Jet Propulsion Laboratory) ha presentato le indagini del suo team riguardanti Meridiani Planum, la regione nell'emisfero sud di Marte teatro delle scorribande del rover Opportunity. Impiegando sia le immagini di HiRISE che quelle del rover, i planetologi sono giunti alla conclusione che da quelle parti le dune sono immobili da almeno 100 mila anni. Anche da quelle parti, però, il vento soffia come al nord, pertanto la causa dell'immobilità delle dune potrebbe dipendere da uno strato di minuscoli ciottoli grandi un paio di millimetri - al JPL li hanno chiamati "mirtilli" - che le ricopre. Una sorta di scudo che, proteggendo lo strato sabbioso sottostante, rende le dune resistenti all'azione del vento.
NASA JPL - IRSPS
Marte: dune in marcia
prossimo articolo
Niente panico! Siamo a scuola

Il tema della salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico, ma insieme all’attenzione cresce anche il timore di approcci inutilmente medicalizzanti. La promozione della salute, volta piuttosto a rafforzare le risorse individuali e intervenire anche sui contesti che creano disagio, potrebbe essere di maggiore aiuto. L’esperienza di Panikit, un kit di pacificazione con gli attacchi di panico appare un modello promettente.
Negli ultimi anni, la salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico e oggetto di numerose iniziative. Tuttavia, nonostante gli sforzi e le buone intenzioni, i risultati non sempre appaiono incoraggianti: molti studenti vivono a scuola condizioni di ansia e attacchi di panico, talvolta inabilitanti. Quando il confine tra ciò che consideriamo sofferenza, disturbo, malattia si allarga, può crescere la tendenza a medicalizzare problemi che hanno anche radici sociali, relazionali e contestuali.