fbpx I geni della resistenza | Page 13 | Scienza in rete

I geni della resistenza

Read time: 1 min

Delusi perchè i vostri tentativi nella corsa di resistenza non danno i risultati sperati? Non buttatevi a terra: probabilmente la colpa non è dell’allenamento, ma di natura genetica. Questo almeno sembrerebbe il risultato emerso da uno studio appena pubblicato su Physiological Genomics.

Un team di ricercatori ha esaminato 155 atleti di livello nazionale e internazionale suddivisi in due gruppi: quelli specializzati in gare di velocità (100-200 metri e salto in lungo) e quelli dediti a gare di resistenza (maratona e 10 mila). I due gruppi di atleti, inoltre, sono stati ulteriormente differenziati in base alla qualità delle loro prestazioni. Lo studio, poi, prevedeva un gruppo di controllo costituito da 240 individui sani non dediti ad attività di atletica.

Dalla ricerca è emerso che gli atleti delle gare di resistenza appartenenti alla fascia dei migliori presentano più frequentemente degli sprinter una variazione del gene NRF2. Anche per i maratoneti di livello più modesto la situazione è molto simile, benché le differenze con gli sprinter non siano così pronunciate come per gli atleti d’élite.

Lo studio, comunque, non stabilisce un legame causa-effetto tra la variazione del gene e la capacità di resistenza, ma un semplice legame statistico. Per scoprire esattamente il ruolo del gene NRF2 nelle prestazioni di resistenza, insomma, sarà necessario un supplemento di indagine.

Physiological Genomics - ScienceDaily

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.