Delusi perchè i vostri tentativi nella corsa di resistenza non danno i risultati sperati? Non buttatevi a terra: probabilmente la colpa non è dell’allenamento, ma di natura genetica. Questo almeno sembrerebbe il risultato emerso da uno studio appena pubblicato su Physiological Genomics.
Un team di ricercatori ha esaminato 155 atleti di livello nazionale e internazionale suddivisi in due gruppi: quelli specializzati in gare di velocità (100-200 metri e salto in lungo) e quelli dediti a gare di resistenza (maratona e 10 mila). I due gruppi di atleti, inoltre, sono stati ulteriormente differenziati in base alla qualità delle loro prestazioni. Lo studio, poi, prevedeva un gruppo di controllo costituito da 240 individui sani non dediti ad attività di atletica.
Dalla ricerca è emerso che gli atleti delle gare di resistenza appartenenti alla fascia dei migliori presentano più frequentemente degli sprinter una variazione del gene NRF2. Anche per i maratoneti di livello più modesto la situazione è molto simile, benché le differenze con gli sprinter non siano così pronunciate come per gli atleti d’élite.
Lo studio, comunque, non stabilisce un legame causa-effetto tra la variazione del gene e la capacità di resistenza, ma un semplice legame statistico. Per scoprire esattamente il ruolo del gene NRF2 nelle prestazioni di resistenza, insomma, sarà necessario un supplemento di indagine.
Physiological Genomics - ScienceDaily
I geni della resisteza
prossimo articolo
Il trapianto di microbiota fecale, l’alba di un nuovo giorno?

Il trapianto di microbiota fecale è uscito dal tabù e dalla teoria per entrare nella medicina di precisione. Così oggi la materia più impresentabile del corpo umano si candida a nuova frontiera terapeutica, come dimostrano svariati studi sul trattamento di condizioni che vanno dal cancro ai disturbi alimentari Ma è davvero l’alba di un nuovo giorno, o un entusiasmo destinato a ridimensionarsi?
In copertina: “Merda d'artista", di Piero Manzoni. Crediti: Jens Cederskjold/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 3.0
Con l’incontro Putin-Trump dell’agosto 2025, visto l’esito, potremmo dire che si è realizzata plasticamente una doppia “cacata”. Non solo politica perché la vicenda non è andata bene né al primate russo, né a Trump. Ma perché con l’occasione si è saputo che Putin (nei fatti un manipolo di addetti) porta con sé in ogni spostamento un “contenitore di feci”.