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L'Italia globalizzata della scienza

Il Centro di ricerche economiche di Praga ha indagato il grado di internazionalizzazione della ricerca di 174 paesi analizzando 22 milioni di paper del database Scopus. Risultati: i paesi europei e gli USA hanno indici di globalizzazione più alti. Tra i paesi principali, l’Italia è stabilmente al primo posto da anni. La Cina, tra i paesi emergenti, sta recuperando rapidamente mentre la Russia prosegue (o forse persegue) un perfetto isolazionismo scientifico. A determinare il risultato della Cina sembra essere il rientro dei ricercatori dall’estero, Europa e USA: brain drain e brain gain gestito bene.

Tempo di lettura: 3 mins

Un’altra analisi sulla produzione dei ricercatori. Il Centro di ricerche economiche di Praga ha indagato il grado di internazionalizzazione della ricerca di 174 paesi analizzano 22 milioni di paper del database Scopus. Ne ha ricavato un articolo e ha prodotto uno strumento con cui è possibile divertirsi a giocare con i vari parametri indagati.

L’indice di globalizzazione è stato calcolato sulla percentuale di paper pubblicati sulle riviste locali e sulle riviste internazionali.  Più gli autori hanno pubblicato su riviste globalizzate più punti hanno ottenuto. La globalizzazioen è stata calcolata indicizzando le riviste secondo alcune caratteristiche: il numero di autori della stessa nazione che hanno pubblicato per una certa disciplina; il numero di articoli pubblicati in inglese; la varietà delle nazionalità degli autori; il numero di autori della stessa nazionalità. 

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Figura 1. Indice di globalizzazione per tutte le discipline. 

I paesi europei e gli USA hanno indici di globalizzazione più alti. Tra i paesi principali, l’Italia è stabilmente al primo posto da anni. La Cina, tra i paesi emergenti, sta recuperando rapidamente mentre la Russia prosegue (o forse persegue) un perfetto isolazionismo scientifico. A determinare il risultato della Cina sembra essere il rientro dei ricercatori dall’estero, Europa e USA: brain drain e brain gain gestito bene.

Analizzando i risultati per discipline emerge una leggera differenza, in tutti i paesi, tra scienze della terra e scienze della vita (si usa ancora?): fisica e biologia hanno un grado di globalizzazione superiore a scienze sociali e della salute.

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Figura 2. Indice di globalizzazione dei paesi avanzati segmentato per disciplina.

In Italia si registra una piccola anomalia: nel 2009 le scienze sociali hanno lasciato il posto alle scienze della salute. Crisi delle Humanities?

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Figura 3. Indice di globalizzazione dell'Italia segmentato per disciplina.

Gli autori della ricerca sono convinti che un maggior grado di globalizzazione sia un bene. E senza mezzi termini giudicano fallimentare il sistema russo (alla fine ha vinto Praga…). Ma al momento nulla si può inferire circa la qualità e l'impatto, come loro stessi ammettono:

More research is needed to better understand globalization of science. Does globalization of the national science system go hand in hand with quality and impact? Are there spillovers outside of the realm of science? What can be done about it?

Come interpretare la posizione dell’Italia? Stando agli autori comunque meglio veleggiare sopra la media che sotto. La ricerca italiana sa stare sulla scena internazionale, sa parlare molte lingue e riesce a occupare la piazza internazionale. Con o senza autocitazioni resta una buona ricerca. Forse viene il dubbio: sa ancora parlare l’italiano? Lettura consigliata: E se scrivessimo i progetti PRIN in italiano?

Bibliografia
Macháček, V. and Srholec, M. (2019) Globalization of Science: Evidence from Authors in Academic Journals by Country of Origin. IDEA Study 6/2019. Institute for Democracy and Economic Analysis (IDEA), CERGE-EI, Prague.

 


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