fbpx Piazza San Carlo: anche la sicurezza ha bisogno di ricerca | Scienza in rete

Piazza San Carlo: anche la sicurezza ha bisogno di ricerca

Primary tabs

Read time: 3 mins

Ora che si è accertato che il grave incidente il 3 giugno scorso in piazza San Carlo a Torino è da attribuire a una gang che in un luogo affollato da 30mila persone ha compiuto una serie di rapine scatenando il panico nella folla, il caso sembrerebbe chiuso. Sarebbe invece meglio soffermarsi sul perché una folla può reagire in modo tale da lasciare sul campo un morto e più di 1.500 feriti. Per scoprire magari che l’esito drammatico non era affatto scontato.

Il tema è quello dei rischi che si corrono nel corso di evacuazioni d’emergenza in luoghi sovraffollati, come è avvenuto anche nel caso della Costa Concordia, o quelli di Parigi e Nizza provocati da attacchi terroristici.

Come fare a evitare tragedie simili, o quanto meno minimizzarne i danni? Anche in questo la ricerca scientifica può dare un aiuto molto concreto.

E’ noto infatti che la folla in condizioni di panico perde parte della razionalità abituale. Analizzando i movimenti delle persone in queste condizioni si osserva infatti che, se la prima riposta istintiva è di darsi alla fuga evitando ostacoli e pareti, dall’altro subentra una attrazione fortissima a imitare istantaneamente quello che fanno gli altri. Questo porta inevitabilmente a sovraffollamenti localizzati che possono risultare fatali.

Una strategia efficace è quella di dislocare nella folla alcune persone addestrate e riconoscibili che, in caso di incidente, agiscano secondo un piano di fuga preordinato per far defluire le persone in piccoli gruppi e salvare così molte vite. Questi piani esistono, così come una massa notevole di studi interdisciplinari e modelli matematici finalizzati proprio a rendere il più sicuro possibile il deflusso di grandi raduni di persone da luoghi a rischio. In questi anni, la Commissione europea ha finanziato progetti scientifici per migliorare ulteriormente le condizioni di sicurezza nei luoghi pubblici. Con risultati anche molto innovativi.

Un esempio è il progetto Evacuate, concluso quest’anno e di cui ha fatto parte uno degli autori di questo articolo (Nicola Bellomo), rivolto a studiare situazioni di crisi in ambienti come stadi, stazioni di metropolitana, aeroporti e navi. Il Politecnico di Torino ha partecipato al progetto elaborando modelli matematici capaci di simulare la dinamica delle folle in ambienti complessi e in condizioni di forte stress. Il progetto ha prodotto un simulatore di dinamica delle folle in diversi scenari evidenziando pro e contro di possibili decisioni da parte dagli addetti alla sicurezza. Si è visto così che ciò che viene fatto nei primi minuti è decisivo, e che assistendo l’azione degli operatori con sistemi che integrano informazioni in tempo reale raccolte da sensori e modelli si può ridurre notevolmente il tempo di evacuazione in sicurezza. Le strategie di evacuazione evitano concentrazioni locali eccessive che sono la maggiore sorgente di incidenti.

Ma soprattutto il progetto ha consentito a piccole e medie imprese di lavorare a favore della sicurezza pubblica senza investimenti altrimenti proibitivi, mentre le Università hanno potuto alimentare le loro ricerche dando nuove opportunità di formazione ai loro ricercatori in un settore economico cruciale ma ancora poco valorizzato in Europa. E’ un peccato che l’attenzione su questi temi nelle università italiane sia minore che altrove. Nei fatti molti ricercatori italiani, dopo aver lavorato in progetti che contribuiscono a costruire un ponte fra ricerca di base e applicazioni, lasciano il paese per continuare le loro ricerche altrove, dove la ricerca è finanziata adeguatamente.

Investire nella scienza non è un lusso ma una necessità. E in alcuni casi anche un’assicurazione sulla vita.

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Il caldo sul lavoro è un’emergenza sanitaria in crescita

operaio al lavoro accaldato

Il cambiamento climatico è anche una questione di salute e sicurezza sul lavoro: in Italia, nelle giornate di caldo estremo il rischio di morire per un infortunio aumenta del 61%, con agricoltura e costruzioni tra i settori più esposti. Le ordinanze regionali e gli strumenti previsionali hanno rafforzato la prevenzione, ma restano disuguaglianze, scarsa consapevolezza dei rischi e tutele insufficienti. E senza adeguate misure di adattamento, nei prossimi decenni gli infortuni legati al caldo sono destinati ad aumentare.

È ampiamente condiviso come il cambiamento climatico si configuri come una reale emergenza sanitaria e una sfida epocale. Una riflessione su come tale emergenza sanitaria riguardi anche la salute e la sicurezza dei lavoratori è essenziale. Storicamente, la ricerca in ambito occupazionale ha consentito di identificare e caratterizzare rischi per la salute dei lavoratori dovuti a sostanze presenti anche negli ambienti di vita (solitamente a più bassi livelli di esposizione).