fbpx Radiocarbonio più preciso | Scienza in rete

Radiocarbonio più preciso

Read time: 2 mins

Ormai da decenni il metodo di datazione al radiocarbonio viene utilizzato con successo da archeologi, geologi e quant'altri hanno la necessità di collocare un evento in un momento cronologico il più possibile preciso. Il guaio maggiore di questo metodo sta nel fatto che l'ammontare di carbonio 14 in atmosfera - elemento chiave del metodo - presenta fluttuazioni che rischiano di compromettere il risultato finale.

La datazione, infatti, si fonda sulla misurazione del decadimento radioattivo di questo elemento: valutando quanto ne rimane nei tessuti che un tempo l'avevano inglobato (assorbendolo dall'anidride carbonica atmosferica) porta a stabilire quanto tempo fa è cessato tale assorbimento, in altre parole quando il tessuto ha cessato di vivere.

Indispensabile, dunque, poter contare su curve di calibrazione che tengano conto delle variazioni in atmosfera della disponibilità di carbonio 14. Si tratta di una calibrazione delicata e complessa che chiama in causa e si armonizza con tutti gli altri metodi di datazione.

Dagli anni Ottanta il gruppo di ricerca INTCAL è al lavoro per affinare l'attendibilità del metodo estendendo quanto più possibile il suo intervallo di validità e nei giorni scorsi ha pubblicato sulla rivista specializzata Radiocarbon una nuova curva di calibrazione. Non solo con la nuova calibrazione, chiamata INTCAL09, ora si riesce a coprire un'epoca di 50 mila anni - la precedente curva pubblicata nel 2004 si estendeva fino a 26 mila anni fa - ma promette di essere anche molto più accurata.

Non si tratta, comunque, dell'ultima parola in materia. Il team, infatti sta già lavorando alla prossima edizione, prevista per il 2011.

Fonti: Science Now; Radiocarbon

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fisica

prossimo articolo

Gloriosa in battaglia: vivere nello spettro della divergenza

screenshot dal film The wodereres

Una giovane con una grave disabilità, una famiglia che le gravita attorno, imparando momento dopo momento come orientarsi e modificare lo sguardo sul mondo per accoglierla. "The wonderers", il film di Joséphine Japy presentato a Cannes lo scorso anno, ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile al Milano film festival. 

In copertina: screenshot dal film “The wodereres" (2025)

Mettere in scena senza catarsi, lezioni morali o rivendicazioni per diritti negati; raccontare la consistenza della vita com’è con e per un figlio o una figlia, un fratello o una sorella neurodivergente non è impresa semplice. Il docufilm forse favorisce registi e attori, ma cimentarsi in un lungometraggio implica maestria, sensibilità e un vissuto sinora visti raramente sullo schermo. Vivere nello spettro della divergenza è un modo diverso di percepire il mondo.