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Immanuel Kant: un tipo alla mano

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La filosofia ha fama di disciplina astratta. Al massimo l’idea di “pratica filosofica” si accompagna ad un agire etico-politico, ma certamente non ad un fare manuale. Lo stesso Aristotele stigmatizzava la poiesi (l’azione diretta alla produzione di un oggetto) come il livello più basso dell’azione umana, antitetico alla teoresi, il pensiero astratto per eccellenza.

La Critica della Ragion Pura di Kant è sicuramente annoverata tra i testi teoretici più ardui della filosofia moderna. Si può “fare” la Critica della Ragion pura? Voi direte “L’ha già fatta Kant, noi che c’entriamo?”. Studiare un’opera significa però capirne l’architettura, un sistema filosofico è una cattedrale del pensiero che va smontata e rimontata per cogliere l’intima e necessaria connessione tra le sue parti. E’ questa l’idea-guida che ha ispirato Hanno Depner, professore di Praktische Philosophie all’Università di Rostock, quando ha progettato il suo libro Kant für die Hand (sottotitolo: "La Critica della Ragion Pura" da costruire e comprendere), Knaus Verlag 2011, 19,99 euro.

Parlare di progetto non è una metafora. Il libro si propone di far costruire al lettore un modello tridimensionale del testo kantiano, con tanto di istruzioni per l’uso. Forse non era questo ciò a cui pensava Maurizio Ferraris quando scrisse il suo libro Un’IKEA di università, ma qui ci troviamo letteralmente davanti ad un esempio di bricolage della filosofia, con tanto di tempi di lettura e costruzione di ogni parte dell’opera. Per esempio, per leggere la parte sui paralogismi servono 5 minuti, per costruirne il modello tridimensionale ce ne vogliono 8.

Al Liceo classico Tito Livio di Milano, la classe quarta E ha deciso che per “fare Kant” non sarebbe bastato il manuale, ma sarebbero servite anche forbici e colla, oltre al vocabolario di tedesco perché purtroppo il testo di Depner non è ancora stato tradotto.

In una sessione di lavoro molto partecipata, gli studenti si sono avventurati nei meandri della Critica della Ragion Pura.

Il risultato ha soddisfatto tutti, in modo particolare la docente di filosofia. In pedagogia e in didattica si parla molto di modalità di apprendimento che rimangono spesso vuoti contenitori: learning by doing, cooperative learning, peer education, edutainment. Qui gli studenti hanno imparato facendo, hanno lavorato insieme in gruppi, si sono aiutati reciprocamente, coordinandosi e costruendo ciascuno sul lavoro dell’altro. E, come si vede dai loro sorrisi, si sono anche divertiti.


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Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

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