fbpx Gli italiani che hanno fatto gli ERC | Scienza in rete

Gli italiani che hanno fatto gli ERC

Tempo di lettura: 3 mins

Scienza in Rete si è occupata spesso dei grant dell'European Research Council, i bandi in assoluto più competitivi a livello europeo. Avendo ora acquisito le statistiche complete di ERC, è possibile approfondire l'analisi di questi bandi nei primi dieci anni di questa istituzione. E la prima cosa che salta all'occhio è che - per quanto riguarda il nostro paese - a fare gli ERC Grants non sia tanto l'Italia, quanto gli italiani. Prendendo in considerazione i bandi 2014-2016 solo il 46% dei ricercatori italiani* che hanno vinto un grant era ospite di un istituto italiano, mentre un buon 13% era ospite nel Regno Unito, il 7% in Svizzera, il 6% in Francia, il 5% in Germania e un altro 5% in Olanda.

Se andiamo a vedere (sempre per i bandi 2014-2016) dove erano ospiti gli italiani vincitori, al primissimo posto troviamo il Politecnico di Milano (9,4%). Non dobbiamo stupirci granché di trovare un politecnico e non un'università al primo posto – e con notevole vantaggio sulla seconda istituzione in classifica – dal momento che la metà dei vincitori (il 51%) afferisce al comparto di scienze fisiche e ingegneristiche, un quarto alle Scienze della vita, mentre un quarto degli italiani risultati vincitori di ERC grants si occupa di Social Sciences and Humanities. Si tratta di proporzioni grosso modo in linea con le suddivisioni per comparto del complesso degli ERC Grants. Se osserviamo le statistiche degli Starting Grants vincitori nel 2016 vediamo che il 44% appartiene al comparto della Fisica e dell'ingegneria, il 30% alle Scienze della vita e il 24% alle Humanities. Similmente, per i Consolidator Grants sempre del 2016, le percentuali sono rispettivamente del 30%, 47% e 21%.

Tornando agli enti italiani che ospitano ricercatori italiani che hanno vinto starting, consolidator o advanced grant negli anni 2014-2016, dopo il Politecnico di Milano troviamo l'Università Commerciale Luigi Bocconi (8% dei vincitori italiani), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (7%), l'Università Degli Studi Di Roma La Sapienza e l'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, entrambi con circa il 5% dei vincitori (ma con un numero di ricercatori molto diverso: dai 4.500 del CNR ai 1.000 dell'IIT). A seguire il Politecnico Di Torino, l'Università Degli Studi Di Padova, Fondazione Telethon e l'Istituto Nazionale Di Fisica Nucleare con circa il 3% dei vincitori italiani.

 

Sempre stando ai dati ERC che Scienza in Rete ha analizzato, l'Italia ha vinto 420 ERC Grants dal 2007 a oggi. Un trend che è andato in crescendo anno dopo anno, con un picco nel 2015 di 63 grants: 22 Starting Grants, 19 Advanced,  8 Proof of Concept e ben 14 Consolidator Grants. 

Anche rispetto agli altri paesi europei non ce la caviamo affatto male: anche solo esaminando i dati più recenti, quelli cioè dal 2014 al 2016, il nostro paese si trova sempre fra i primi posti per numero di grant ottenuti. Certo, i numeri non sono quelli della Trinità composta nell'ordine crescente da Francia, Germania e Regno Unito, quest'ultimo che svetta anno dopo anno, staccando di gran lunga il secondo in classifica. Nel 2015 per esempio la Gran Bretagna ha portato a casa 230 Grants, contro i 156 della Germania, che occupa il secondo posto. 

Si tratta di dati molto importanti per iniziare a tracciare una prima panoramica scientifica, professionale e umana dell'eccellenza della ricerca italiana, che come Scienza in Rete proporremo nei prossimi mesi attraverso una serie di focus, che partiranno proprio dalle voci dei vincitori ERC.

* ERC non fornisce per ragioni di privacy la nazionalità dei singoli vincitori. Per calcolare i risultati esposti in questo articolo la nazionalità è stata attribuita a partire dai cognomi, ciò non assicura una attribuzione corretta al 100%. In futuro saranno considerati metodi di attribuzione più precisi.

Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Lo spillover non è una lotteria

disegno di lotteria da cui si estraggono virus

Il rischio zoonotico non è un evento casuale: è il risultato di interazioni sempre più intense tra attività umane ed ecosistemi. E se David Quammen, nel suo saggio "Spillover", proponeva l'immagine di una lotteria, anche gli studi più recenti sul commercio globale di fauna selvatica mostrano un quadro chiaro, nel quale le probabilità di spillover seguono traiettorie strutturate. Dobbiamo allora ripensare alla preparedness per intervenire non solo sulla risposta, ma anche sui sistemi che generano il rischio.

Ogni spillover è come una lotteria, dove il patogeno compra un biglietto nella speranza di avere un premio: una vita nuova in spazi più larghi.