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Se il Governo ignora la scienza

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La legge di stabilità decide, di anno in anno, come vengono ripartite le risorse per fare funzionare la macchina dello stato. La sanità, la scuola, la difesa, il welfare fanno la parte del leone.
Per ultima viene la ricerca: certamente affascinante, sicuramente indispensabile alla crescita del paese, ma spesso ritenuta un lusso che non ci possiamo permettere.
Questo è un particolare vero per le discipline che non vengono percepite come necessarie per il miglioramento della qualità della vita.
Mentre nessuno mette in dubbio la necessità di finanziare la lotta al cancro, potenziare la ricerca in matematica, in fisica o in astronomia non viene visto come un bisogno prioritario.
Per fortuna, non tutti i paesi del mondo la pensano così. Il finanziamento della ricerca pubblica americana, approvato dal congresso, ha largamente superato le richieste.
La NASA, per esempio, ha visto il suo budget lievitare di oltre il 7%, non succedeva dal 2003 ed è una bellissima notizia. Il settore che ha ricevuto l’aumento dell’esplorazione planetaria con +13%. Merito dell’interesse suscitato dalla missione di esplorazione di Europa, la lune di Giove con una spessa coltre di ghiaccio a ricoprire un oceano di acqua salata, dove potrebbe essersi sviluppata qualche forma di vita.

Secondo John Culberson, repubblicano texano che presiede la commissione che ha deciso i finanziamenti, scoprire qualche forma di Vita su Europa potrebbe «galvanizzare l'opinione pubblica e trasformare la nostra visione dell'Universo»  e la NASA non può farsi scappare una simile occasione. Ovviamente, a questo punto qualcuno si chiederà: perché spendere soldi per esplorare il sistema solare o per costruire i telescopi del futuro, quando ci sono ancora  tanti problemi da risolvere sulla terra? Davanti al costo di una missione spaziale o di uno dei grandi strumenti del CERN, la prima reazione  è sempre «ma vale la pena di spendere così tanto? »

Certo, cifre a 9 zeri fanno impressione ma bisogna inserirle nel contesto della ricchezza delle nazioni coinvolte. Se l'Agenzia Spaziale Europea spende un miliardo di euro per la missione Rosetta, significa che, su un periodo di 20 anni, ogni Cittadino europeo ha contributo per una frazione di euro all'anno. Vi sembra un investimento esagerato? Oltre a immagini mozzafiato della cometa 67P, Rosetta ha prodotto tecnologie che contribuiranno, nei prossimi anni, a migliorare la nostra qualità della vita.
Rivolete indietro i vostri (pochi) euro o siete contenti di averli investiti in ricerca ed innovazione? Se proprio siete fissati con le spese inutili, fermatevi un attimo a considerare che il cittadino europeo medio spende molto di più in prodotti dannosi come alcol e sigarette.
Si potrebbe obiettare che vale sempre la massima di Don Giovanni «poiché spendo i miei denari, io mi voglio divertire», peccato che, a causa di questi divertimenti, i governi europei si vedano obbligati a dedicare budget molto più corposi di quelli della scienza spaziale per combattere le malattie provocate alcol e fumo. Il paragone tra le spese nel programma spaziale e quelle per le sigarette è illuminante. Nemmeno la NASA del periodo d'oro della corsa alla Luna, quando il suo budget arrivava al 4% del PIL degli Stati Uniti, ha mai raggiunto la metà di quanto gli americani spendevano in tabacco.

Morale, invece di chiederci se valga la pena finanziare i grandi progetti di ricerca chiediamoci piuttosto perché investiamo così poco nei campi dove si decide il nostro futuro.
Meglio puntare su conoscenza e innovazione o su un (dannoso) pacchetto di sigarette?

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2016


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