fbpx Un guinzaglio per gli Ogm | Page 15 | Scienza in rete

Un guinzaglio per gli Ogm

Read time: 2 mins

A pochi giorni dal via libera del Parlamento Europeo alla libertà di ciascun paese di poter scegliere se limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul proprio territorio nazionale, la rivista Nature pubblica due importanti studi che potrebbero contribuire a placare le principali preoccupazioni per l'inquinamento da Ogm.

Gli organismi geneticamente modificati hanno numerosi usi, dal cibo alla produzione di farmaci fino all'industria dove vengono usati, per esempio, per migliorare le caratteristiche richieste ad alcune materie prime. Tuttavia, la coltivazione e lo sfruttamento sono da anni sotto i riflettori. In molti vi è la preoccupazione di un possibile inquinamento genetico.
La paura che le coltivazioni si diffondano, insomma, laddove non desiderato e che contamino così anche le piante allo stato selvatico o comunque non modificate geneticamente è infatti tra i principali argomenti a sostegno del no alle coltivazioni di Ogm. I rischi derivanti dalla diffusione involontaria di Ogm sono incerti, ma sono però infinitamente inferiori agli scenari da incubo dipinti da molti detrattori.
Se la manipolazione genetica non può essere mantenuta nella sua “scatola”, allora può essere tenuta al “guinzaglio”? Questa è la domanda a cui hanno cercato di trovare una risposta due gruppi di scienziati statunitensi.

Nel primo studio i genetisti di Harvard, coordinati da George Church, hanno ottenuto piante capaci di sopravvivere e crescere solo se nutrite con amminoacidi sintetici.  Attraverso la biologia molecolare è stata ridisegnata la struttura di alcuni enzimi essenziali alla sopravvivenza in modo da renderli dipendenti dall’incorporamento di amminoacidi non standard.
Nella seconda ricerca invece, Farren Isaacs ha “dotato” le piante con un corredo di enzimi che rendono il metabolismo dipendente da amminoacidi sintetici. Isaacs e il suo team hanno coniato un nuovo termine per la loro riscrittura del codice genetico, lo hanno chiamato "ricodifica" e i risultati ottenuti sono OGR, "organismi geneticamente ricodificati". "Questo è un miglioramento significativo rispetto agli attuali approcci di  biocontenimento nei confronti degli Ogm ", spiega lo stesso Isaacs.

In entrambi i casi le nuove piante Ogm non sono assolutamente in grado di sopravvivere se coltivate in modo tradizionale e di conseguenza non sono in grado di attecchire in terreni nei quali l'unico alimento siano nutrienti naturali.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Genetica

prossimo articolo

Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.