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Lo squaglio dell’Himalaya

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Secondo uno studio pubblicato su Environmental Research Letters i ghiacciai dell'Himalaya stanno sperimentando gli effetti del riscaldamento globale cinque volte più intensamente delle altre parti del globo. Gli autori, tra i quali William Lau del Goddard Space Flight Center di Greenbelt, sostengono che il contributo maggiore a questo drammatico trend provenga dalla fuliggine dispersa in atmosfera e accumulatasi sopra le regioni himalayane. A conferma della drammatica situazione si riporta il dato che dai primi anni Sessanta la superficie ricoperta dai ghiaccia dell'Himalaya si è ridotta di oltre il 20 per cento.

La crescita della popolazione in Asia e i conseguenti incrementi delle combustioni agricole e industriali hanno aumentato le quantità di residui incombusti nell'aria. Per effetto della circolazione atmosferica, questa fuliggine finisce con l'accumularsi sopra quello che, per la presenza dell'incredibile distesa di ghiacci, viene soprannominato il Terzo Polo. Basandosi su campagne di misurazione e modelli matematici con cui hanno simulato i movimenti delle masse d'aria nella regione, i ricercatori ritengono che, visto che la fuliggine assorbe i raggi solari, nella regione himalayana si origina un flusso di aria calda che dal suolo sale fino alle alte vette potenziando in modo significativo il normale meccanismo del disgelo.

 Fonte: NASA

 

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Tipping points e cambiamento climatico: non tutti sono negativi

piedi con due frecce in direzioni opposte

Ci sono momenti in cui un’invenzione, un’idea o un cambiamento apparentemente circoscritto modificano in profondità il nostro modo di vedere il mondo. È accaduto con il telescopio di Galileo e, secoli dopo, con "Primavera silenziosa" di Rachel Carson. Sono tipping points, punti di svolta capaci di produrre conseguenze enormi e inattese. Oggi il termine evoca soprattutto le soglie critiche del cambiamento climatico. Ma esistono anche tipping points positivi: innovazioni tecnologiche, economiche e sociali che possono accelerare la transizione e contribuire a contrastare la crisi climatica.

Nel 1608 un fabbricante di occhiali, l'olandese Hans Lippershey, sovrappone due lenti e realizza il primo approssimativo modello di telescopio: lo strumento si diffonde in pochi mesi in tutta Europa. L’anno seguente Galileo ne comprende l’importanza, lo perfeziona e lo rende idoneo per esplorare il cielo (la vicenda è narrata da Massimo Bucciantini, Il telescopio di Galileo. Una storia europea, pubblicato da Einaudi nel 2012). L’invenzione dissolve in breve tempo un modo di vedere e concepire l’universo durato per migliaia di anni.