Uno dei test più semplici e più noti per valutare la propria acutezza visiva è quello di osservare Mizar, la seconda stella del timone del Grande Carro: se la vista è buona si riuscirà a scorgere che non si tratta di una, bensì di due stelle. L'esistenza di Mizar e della sua compagna Alcor era ben nota anche agli antichi osservatori della volta celeste. Nel 1617, su suggerimento di Benedetto Castelli, Galileo puntò il suo telescopio verso Mizar scoprendo che in realtà si trattava di una coppia di stelle: il sistema, insomma, non era doppio, bensì triplo.
Tra il 1890 e il 1908 un altro colpo di scena. Grazie a osservazioni spettroscopiche, infatti, si scoprì che le due componenti di Mizar erano a loro volta due sistemi doppi. In totale, dunque, erano ben cinque le stelle che formavano il sistema stellare di Mizar e Alcor.
La storia, però, non finisce qui. Qualche giorno fa, infatti, un nuovo annuncio che ha dell'incredibile: anche Alcor ha accanto a sé una piccola stella di compagnia e il sistema diventa dunque un sestetto. L'eccezionalità della scoperta, compiuta da due distinti team di astronomi e di prossima pubblicazione su The Astrophysical Journal, sta soprattutto nel fatto che Alcor è una tra le stelle più osservate e studiate del cielo. La stella appena scoperta è una nana rossa con massa pari a circa un quarto della massa del Sole, dunque molto più piccola e fredda di Alcor. Poichè le nane rosse emettono alti livelli di radiazione X, la scoperta potrebbe giustificare l'inaspettato livello di radiazione X proveniente da Alcor che finora ha lasciato perplessi gli astronomi.
E pensare che gli astronomi stavano osservando Alcor alla ricerca di pianeti...
Fonti: University of Rochester; American Museum of Natural History
Incredibile Alcor
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Dal 19 al 21 febbraio prossimi si terrà l'OrvietoScienza2026, festival che ormai da anni anima la cittadina umbra grazie all’impegno dell’Istituto di Istruzione Superiore Majorana-Maitani. Il tema di quest’anno è la transizione ecologica e le conferenze proposte toccano i temi che ormai tutti abbiamo imparato ad associare alla riduzione delle emissioni di gas serra. Energie rinnovabili, auto elettrica, batterie e accumulo, reti elettriche, ma anche giustizia climatica e altro.
Immagine di cebbi via Pixabay
Sui minerali necessari alla transizione si parla ormai da anni, anche perché sono sostanze che ci servono già per le tecnologie oggi in uso (come i cellulari). Nonostante sia previsto un aumento di estrazioni vista la domanda crescente, allo stesso tempo è richiesta una fortissima diminuzione dell’estrazione di combustibili fossili: il netto produrrebbe una minore presenza di punti estrattivi nel mondo rispetto a ora.