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Boston manda in soffitta la lavagna

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Basta con le lezioni frontali di un'ora e più. Basta con le lavagne piene di formule e gli studenti chimi a prendere appunti. Dopo anni di sperimentazioni e di discussioni al Dipartimento di fisica del MIT di Boston la lezione cambia forma. La lezione coinvolgerà piccoli gruppi, sarà collaborativa e interattiva, sarà soprattutto hands-on, sperimentale e coinvolgente, centrata sullo studente. Il metodo didattico, sostengono al MIT, deve abbandonare l'approccio top-down ottocentesco e seguire la pratica di ricerca, il modo di lavorare e di apprendere in laboratorio. Altre università negli Stati Uniti stanno adottando una simile strategia, che modifica profondamente il modo di insegnare. Ma molti sono i critici del nuovo metodo. Tra i più intransigenti, a quanto pare, ci sono gli studenti.

Didattica

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C'è qualcosa di universale nelle sequenze sismiche

Se è appena avvenuto un terremoto è più probabile che se ne verifichino altri, soprattutto nelle vicinanze. Queste correlazioni spaziali e temporali in una sequenza sismica sembrano avere caratteristiche universali, cioè non cambiano andando dall’Italia al Giappone e dal Giappone alla California. Due sismologi dell’Università di Napoli hanno sfruttato questa universalità per sviluppare un modello semplificato per la previsione probabilistica dei terremoti. Potrebbe essere utile per migliorare le previsioni in zone meno monitorate ma con rischio sismico elevato. Nell'immagine: una foto della basilica di San Benedetto a Norcia danneggiata dal terremoto del 30 ottobre 2016.

I terremoti hanno la caratteristica di concentrarsi nel tempo e nello spazio. Vale a dire che se è appena avvenuto un terremoto, è più probabile che nella zona circostante ne avvengano altri, per un periodo di tempo che può estendersi anche per anni.