fbpx UniParma: Mappato il microbioma intestinale | Page 5 | Scienza in rete

UniParma: Mappato il microbioma intestinale

Read time: 2 mins

 

Comunicato stampa


E’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica MBio un lavoro riguardante lo studio del microbiota intestinale mediante l’impiego di un approccio metagenomico di soggetti affetti da lupus eritematoso sistemico. Nello specifico si tratta di una malattia cronica di natura autoimmune, che può colpire diversi organie tessuti del corpo. Come per molte malattie autoimmuni si è recentemente ipotizzato che il lupus eritematoso sistemico abbia anche un effetto di natura microbica con alterazione nella composizione della comunità microbica intestinale.
Mentre la parte clinica del progetto è stata eseguita da un gruppo spagnolo la caratterizzazione del microbiota intestinale dei pazienti, mediante l’impiego di un approccio meta genomico, è stata eseguita nel Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Parma e lo spin off accademico GenProbio. Questo è stato reso possibile, grazie alla presenza presso questa struttura, di una piattaforma di genomica microbica unica nel suo genere che oltre alla presenza di sequenziatori di DNA di ultima generazione vede anche l’esistenza di un gruppo bioinformatico specializzato nel settore della genomica batterica e analisi metagenomiche.
Il lavoro pubblicato ha permesso di studiare la composizione del microbiota intestinale di pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico e ha fornito informazioni importanti riguardanti le possibili relazioni esistenti tra batteri intestinali e malattie autoimmuni. Questo studio conferma l’impegno del Laboratorio di Probiogenomica, diretto da Marco Ventura, nell’ambito della genomica batterica, testimoniato dai diversi riconoscimenti internazionali degli ultimi anni, e rappresenta un altro importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite e dei derivanti effetti positivi o negativi sulla salute dell’ospite.

Ufficio Stampa Università di Parma

Sezioni: 

prossimo articolo

Vedere le faglie in 3D grazie al machine learning

prefettura dell aquila dopo il terremoto del 2019

Un sistema di algoritmi di machine learning permette di ricostruire la geometria tridimensionale delle faglie sismiche a partire solo dalla posizione degli ipocentri, rivelando la loro struttura gerarchica e segmentata. L’approccio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e testato su diverse sequenze sismiche, potrebbe migliorare i modelli di previsione probabilistica operativa dei terremoti. Nell'immagine il palazzo della prefettura a L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Credit: TheWiz83/Wikipedia (CC BY-SA 3.0). 

Siamo abituati a immaginare le faglie come piani, a separazione di blocchi di roccia che muovendosi l’uno rispetto all’altro generano i terremoti. In realtà, le faglie hanno geometrie molto più complicate. Più che come piani, dovremmo immaginarle come sottili parallelepipedi, strati di roccia con un certo spessore, all’interno dei quali si trovano altre faglie più piccole, e così via in un meccanismo di segmentazione gerarchico.