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La 'polipillola' che migliora le terapie negli infartuati

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Una polipillola che contiene più farmaci per la prevenzione cardiovascolare, è stata testata nello studio FOCUS (Fixed Dose Combination Drug for Secondary Prevention), a cui ha partecipato l’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’. La ricerca, finanziata dalla Comunità Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro, è stata promossa dal Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares di Madrid in collaborazione con partners Europei, Sud Americani e Ferrer Internacional.
Nonostante i continui progressi terapeutici, le malattie cardiovascolari a livello mondiale sono in continua crescita e questo è in parte dovuto alla scarsa aderenza alle terapie raccomandate per la prevenzione (nell’arco di due anni da un infarto miocardico almeno la metà dei pazienti smette di assumerle) e alla scarsa accessibilità di questi farmaci nei Paesi a basso reddito.
La polipillola testata nello studio FOCUS che ha visto il coinvolgimento di numerosi cardiologi italiani, è già in commercio in diversi Paesi dell’America Latina e potrebbe essere presto disponibile anche in Europa.
“Il fattore più importante responsabile della scarsa aderenza ai trattamenti raccomandati - spiega Carla Roncaglioni, responsabile del Laboratorio di Ricerca in Medicina Generale del Dipartimento Cardiovascolare del “Mario Negri”, membro del Comitato Scientifico dello studio FOCUS - è la complessità del trattamento e il numero totale di pillole che si assumono ogni giorno. Da qui l’dea di una polipillola contenente più farmaci per la prevenzione cardiovascolare come strategia per migliorare l’aderenza e ridurre i costi della terapia rendendola più accessibile anche ai paesi meno ricchi”.
Lo studio aveva due obiettivi: 1) chiarire i fattori che interferiscono con l’aderenza ai farmaci; 2) valutare se la somministrazione in un’unica polipillola dei tre farmaci raccomandati per la prevenzione cardiovascolare (aspirina 100 mg, simvastatina 40 mg e ramipril disponibile in tre dosaggi 2.5, 5 o 10 mg) migliorasse l’aderenza rispetto a questi tre farmaci assunti separatamente. L’effetto dei due regimi terapeutici è stato anche valutato sul profilo pressorio, lipidico, sulla sicurezza e mortalità.
“In generale - aggiunge Marta Baviera del Dipartimento Cardiovascolare del “Mario Negri” e coordinatrice dello studio a livello italiano – l’uso concomitante di più farmaci, un’ età più giovane, i disturbi depressivi, una rete sociale limitata e una bassa copertura assicurativa sono risultati associati alla scarsa aderenza alle terapie. Dopo 9 mesi di trattamento l’aderenza è risultata significativamente più alta nei pazienti in terapia con polipillola rispetto a coloro che assumevano i tre farmaci separatamente. Inoltre, non si è osservata alcuna differenza tra i due regimi di trattamento in termini di pressione, colesterolo, sicurezza e mortalità”.
“L’uso della polipillola - conclude Marta Baviera - ha dimostrato di migliorare l’aderenza dei pazienti al trattamento, il passo successivo sarà quello di capire se questo miglioramento si traduce anche in una riduzione degli eventi cardiovascolari”.

Ufficio Stampa IRCCS

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Medicina e ricerca

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