Il cammino evolutivo delle stelle con massa iniziale superiore a 10 masse solari si conclude con quei fantastici show pirotecnici che gli astronomi chiamano supernovae. Prima d'allora, però, le reazioni nucleari che alimentano la stella producono via via elementi sempre più pesanti, in un crescendo che termina con la sintesi del ferro. Prima di esplodere come supernova, dunque, il nucleo di una stella è composto di ferro e nel suo destino vi è il collasso gravitazionale che condurrà a una stella di neutroni o a un buco nero.
Lo studio della supernova 2007bi accesasi un paio d'anni fa, però, indica che in natura potrebbe verificarsi anche un tipo di esplosione finora solo ipotizzato teoricamente. Non solo tale supernova si è mostrata dieci volte più luminosa della norma, ma il suo spettro è apparso talmente anomalo da obbligare i ricercatori a indagare a fondo.
Secondo gli astronomi saremmo in presenza dell'esplosione di una stella di grande massa (almeno 200 volte il nostro Sole) nel cui nucleo centrale, formato da ossigeno e con massa pari a 100 masse solari, si sarebbe attivato un particolare fenomeno chiamato instabilità di coppia. L'elevata pressione avrebbe cioè trasformato i fotoni più energetici in coppie di elettroni-positroni sottraendo in questo modo l'energia necessaria a sostenere il nucleo stellare. Il conseguente inevitabile collasso avrebbe innescato un'esplosione altamente distruttiva in grado di creare una grande quantità di nikel radioattivo, al cui decadimento (attraverso l'interazione con i gas espulsi dall'esplosione stessa) sarebbe da imputare il lungo periodo di visibilità della supernova.
Un aspetto non meno interessante è che la supernova è stata scoperta in una piccola galassia e questo induce a pensare che in questi agglomerati stellari minori possano essere attivi gli stessi meccanismi che hanno portato alla formazione delle prime gigantesche stelle dell'universo.
Fonti: Nature; Berkeley Lab; Weizmann Institute
Supernova superbrillante
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Nipah, in Europa il virus non spaventa. Ma il contesto sì

Durante la pandemia di Covid-19 il film Contagion sembrò anticipare la realtà: zoonosi, risposta sanitaria globale, disinformazione. Oggi un focolaio di Nipah virus in India riporta l’attenzione su questi scenari. Il rischio per l’Europa resta basso, ma il contesto è cambiato: la cooperazione internazionale è più fragile, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. La domanda non è se scattare l’allarme, ma come rafforzare una risposta globale efficace.
In copertina: fotografia al microscopio ottico del Nipah virus. Crediti NIAID/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0
Durante la pandemia da Covid-19, il film Contagion del 2011 ebbe un picco di popolarità, perché in effetti la risposta della comunità internazionale (tra cui i CDC statunitensi erano in prima fila) alla minaccia di una pandemia aveva parecchie somiglianze con quello che stava succedendo nel mondo al di fuori dello schermo. Nel film, il virus che causava appunto il contagio era sconosciuto, proveniva dal mondo animale, più precisamente dai pipistrelli che, disturbati dalle attività umane nel loro habitat naturale, andavano a infettare dei maiali.