fbpx Troppo cibo in pattumiera | Page 2 | Scienza in rete

Troppo cibo in pattumiera

Read time: 1 min

Mentre gli americani smaltiscono il cenone di Thanksgiving, una notizia dovrebbe turbare le loro coscienze. Il 40 per cento delle calorie disponibili negli Stati Uniti viene sprecata. Meglio così, si potrebbe dire, pensando all’epidemia di obesità che affligge quel paese, ma certamente non considerando le necessità dell’altra metà del mondo e l’impatto ambientale del fenomeno. Per calcolare questo valore Kevin Hall, fisiologo del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases di Bethesda, non si è basato sulle interviste ai cittadini, inevitabilmente inattendibili, né sull’analisi della spazzatura, necessariamente limitata a piccole aree, ma ha fatto un curioso calcolo: basandosi sul peso medio degli americani tra il 1974 e il 2003, ha dedotto quante calorie dovevano essere state consumate in questo periodo, assumendo in maniera conservativa che il dispendio energetico legato all’attività fisica si mantenesse costante (anche se probabilmente è addirittura diminuito). Hanno poi confrontato questo dato con quello del cibo disponibile per i consumatori statunitensi comunicato dal governo alla FAO: la differenza è la quantità che è andata perduta. Nel 2003, ognuno aveva in media a disposizione ogni giorno 3.750 calorie e ne consumava 2.300: il resto finiva in pattumiera. Il 50 per cento in più del valore calcolato per il 1974 e il 27 per cento in più della quota calcolata dal Dipartimento dell’agricoltura sulla base delle interviste rivolte ai consumatori.

PLoS One pubblicato online il 25 novembre 2009

.

 

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
USA

prossimo articolo

Vedere le faglie in 3D grazie al machine learning

prefettura dell aquila dopo il terremoto del 2019

Un sistema di algoritmi di machine learning permette di ricostruire la geometria tridimensionale delle faglie sismiche a partire solo dalla posizione degli ipocentri, rivelando la loro struttura gerarchica e segmentata. L’approccio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e testato su diverse sequenze sismiche, potrebbe migliorare i modelli di previsione probabilistica operativa dei terremoti. Nell'immagine il palazzo della prefettura a L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Credit: TheWiz83/Wikipedia (CC BY-SA 3.0). 

Siamo abituati a immaginare le faglie come piani, a separazione di blocchi di roccia che muovendosi l’uno rispetto all’altro generano i terremoti. In realtà, le faglie hanno geometrie molto più complicate. Più che come piani, dovremmo immaginarle come sottili parallelepipedi, strati di roccia con un certo spessore, all’interno dei quali si trovano altre faglie più piccole, e così via in un meccanismo di segmentazione gerarchico.