fbpx Scoperti 6 nuovi fattori genetici per il morbo di Parkinson | Page 13 | Scienza in rete

Scoperti 6 nuovi fattori genetici per il morbo di Parkinson

Read time: 2 mins

Utilizzando i dati di oltre 18.000 pazienti, un team di scienziati statunitensi ha identificato più di due dozzine di fattori di rischio genetici coinvolti nella malattia di Parkinson. Il loro lavoro, pubblicato sulla rivista Nature Genetics, che combina un'ampia analisi di dati genomici e tecniche avanzate potrà aiutare a capire meglio il Parkinson.
“Svelare le basi genetiche di Parkinson è fondamentale per la comprensione dei diversi meccanismi coinvolti in questa complessa malattia, e, si spera, possa un giorno portare a terapie efficaci”, ha spiegato Andrew Singleton, autore senior dello studio.
Un lavoro ciclopico, i ricercatori del National Institutes of Health hanno infatti esaminato i dati di 13.708 malati di Parkinson e 95.282 controlli, a caccia delle anomalie legate al rischio di sviluppare la malattia. L’analisi ha portato alla luce 24 fattori di rischio genetici coinvolti nel Parkinson, di cui 6 nuove. Questi risultati suggeriscono che più varianti una persona ha, maggiore è il rischio, fino a tre volte superiore, per sviluppare la malattia.
Per ottenere i dati, i ricercatori hanno collaborato con diverse organizzazioni pubbliche e private, tra cui il Dipartimento della Difesa statunitense, la Fondazione Michael J. Fox, e molti consorzi internazionali.
I risultati prodotti sono stati confermati attraverso la tecnica Neurox che ha reso possibile il confronto del codice genetico tra 5353 pazienti e 5551 controlli. 

Secondo gli autori dello studio, alcuni dei nuovi fattori rischio identificati possono essere coinvolti nella malattia di Gaucher, agendo sulla produzione della dopamina ma sull'alfa-sinucleina, proteina che si accumula nel cervello di alcuni casi di Parkinson.

"La fase di replica dello studio dimostra l'utilità del sistema NeuroX per svelare i segreti di malattie neurodegenerative, sono necessari ulteriori ricerche però per determinare i ruoli specifici delle varianti identificate”, ha tenuto a precisare Andrew Singleton.

Autori: 
Sezioni: 
Medicina

prossimo articolo

L’essenzialità dell’inutile

fogli accartocciati e lampadina accesa

Perché il nostro organismo produce miliardi di anticorpi apparentemente inutili? Per prepararsi a minacce che ancora non conosce. Da questa considerazione biologica, Roberto Sitia propone una riflessione sul valore della cultura, della ricerca e del sapere “senza applicazione immediata”. In un’epoca dominata dall’utilità e dal profitto rapido, investire in conoscenza significa costruire le difese del futuro: perché le crisi più decisive sono spesso quelle che non sappiamo ancora immaginare.

Stupisce i non addetti ai lavori scoprire che la maggioranza degli anticorpi che produciamo siano diretti contro sostanze non presenti in natura.
«Come è possibile tale spreco? Interrompiamolo immediatamente!», potrebbe pensare un politico alla ricerca di investimenti con un immediato ritorno. Il politico dimentica che l’evoluzione è tutt’altro che sprecona, e seleziona in base a rigorosissime analisi di costo-beneficio. Quindi, produrre migliaia di miliardi di anticorpi diversi - anche se apparentemente inutili - è un investimento che paga.