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La ricerca fatta al computer

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Non è ancora il momento di dire addio a stabulari e colture cellulari, ma la ricerca di nuovi farmaci si avvale sempre più dell'informatica. Due studi, usciti quasi in contemporanea ne illustrano due promettenti applicazioni. Sulle Nature Reviews Drug Discovery Pankaj Agarwal e David B. Searls, alla luce della loro esperienza in una grande azienda farmaceutica come la SmithKline Beecham, suggeriscono come la bibliometria possa aiutare a scoprire precocemente le aree di studio che, per esempio attraverso la scoperta di  target o di meccanismi patogenetici, aprono la strada alla ricerca di nuovi farmaci.

Bryan Roth, farmacologo della University of North Carolina a Chapel Hill, ha invece messo a punto un programma che consente di passare al setaccio i medicinali già esistenti, analizzandone la struttura molecolare in relazione a quella di migliaia di possibili target. «In tal modo è possibile individuare nuove applicazioni per prodotti già sul mercato o prevedere effetti collaterali indesiderati» ha spiegato il ricercatore.

 

Nature Reviews Drug Discovery 2009; 8: 865-878 doi:10.1038/nrd2973

Nature pubblicato online il 1 novembre 2009  doi:10.1038/news.2009.1047

 

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Farmacologia

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Uno studio su 12,5 milioni di ricercatori e ricercatrici suggerisce che con l’età gli scienziati tendano a diventare meno disruptive, meno inclini cioè a produrre idee capaci di cambiare paradigma. Cresce invece la capacità di integrare e consolidare conoscenze già esistenti. Il fenomeno, definito “Nostalgia Effect”, porta a riflettere su una comunità scientifica sempre più gerontocratica, dove il rischio non è l’irrilevanza dei senior, ma un equilibrio alterato tra innovazione radicale e sedimentazione del sapere.

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