fbpx Gli scimpanzé battono gli uomini in giochi tattici | Page 5 | Scienza in rete

Gli scimpanzé battono gli uomini in giochi tattici

Read time: 2 mins

Da oggi potrebbe essere imprudente supporre di essere più intelligenti di uno scimpanzé.
Un team internazionale provenienti dalla California, Utah, e Giappone ha rivelato, infatti, come i nostri “cugini” hanno una una memoria a breve termine migliore della nostra.

Gli scimpanzé sono una delle due specie più legate agli esseri umani. Mentre i bonobo matriarcali, si baciano, condividendo molte delle nostre caratteristiche più dolci, gli scimpanzé mostrano legami con i nostri lati più oscuri come il desiderio di omicidio e di guerra. Ma non tutte le similitudini sono così tristi.
Nel loro studio, pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori hanno sottoposto madri-scimpanzé con i loro giovani a un gioco di informatica di base per testare le loro capacità di elaborare velocemente strategie in base alle mosse effettuate in precedenza. Il gioco non è stato spiegato agli scimpanzé. Uno scimpanzé doveva scegliere un pulsante di sinistra o di destra; l'altro doveva cercare di indovinare il pulsante scelto in precedenza giocato. Per ogni round, solo uno dei giocatori vinceva un premio che consisteva in pezzi di mela erogati automaticamente.
Stessa sorte è toccata alle coppie umane, anche se il premio in questo caso consisteva in denaro.
I test sugli umani sono stati condotti in Giappone e in Guinea. Gli scimpanzé hanno giocato ad un ritmo frenetico rispetto all’uomo. Gli scimpanzé hanno raggiunto più rapidamente lo stato di equilibrio previsto dalla teoria dei giochi di Nash. Gli scimpanzé hanno capito prima degli esseri umani le sfumature del gioco.
In natura, le scimmie sono altamente competitive, "la concorrenza è per lo scimpanzé centrale nella vita", ha detto Rahul Bhui coautore dello studio, "mentre gli esseri umani, risultano essere maggiormante cooperativi".

Autori: 
Sezioni: 
Neuroscienze

prossimo articolo

La geografia capovolta delle competenze socio-emotive

squadra di bambini di cui si vedono le mani unite

Definire e mappare la povertà educativa in Italia è il primo passo per costruire interventi efficaci e favorire lo sviluppo di competenze fondamentali per la persona. Tra queste, quelle socio-emotive, come curiosità, empatia e resilienza, sono decisive per la crescita personale e professionale. Il progetto ENRICH le ha rilevate per la prima volta con un campione rappresentativo su scala nazionale, e i risultati fanno riflettere.

Che cos’è la povertà educativa? Definirla non è mai stato semplice, complice il fatto che questo concetto ha spesso assunto significati diversi e che solo in tempi recenti ha acquisito attenzione sistematica a livello economico e sociologico. Storicamente, e come a volte permane nel senso comune, povertà educativa era sinonimo di analfabetismo. Un problema, quindi, da considerare marginale nei Paesi “avanzati” e risolvibile con una scolarizzazione di massa.