fbpx Gli scimpanzé battono gli uomini in giochi tattici | Page 2 | Scienza in rete

Gli scimpanzé battono gli uomini in giochi tattici

Read time: 2 mins

Da oggi potrebbe essere imprudente supporre di essere più intelligenti di uno scimpanzé.
Un team internazionale provenienti dalla California, Utah, e Giappone ha rivelato, infatti, come i nostri “cugini” sonno provvisti di una memoria a breve termine migliore della nostra.

Gli scimpanzé sono una delle due specie che sono più strettamente legate agli esseri umani. Mentre i bonobo matriarcali, si baciano, condividendo molte delle nostre caratteristiche più dolci, gli scimpanzé mostrano legami con i nostri  lati più oscuri come il desiderio di omicidio e di guerra. Ma non tutte le similitudini sono così tristi.
Nel loro studio, pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori hanno sottoposto madri-scimpanzé con i loro giovani a un gioco di informatica di base per testare le loro capacità di elaborare velocemente strategie in base alle mosse effettuate in precedenza. Il gioco non è stato spiegato agli scimpanzé. Uno scimpanzé doveva scegliere un pulsante di sinistra o di destra; l'altro doveva cercare di indovinare il pulsante scelto in precedenza giocato. Per ogni round, solo uno dei giocatori vinceva un premio che consisteva in pezzi di mela erogati automaticamente.
Stessa sorte è toccata alle coppie umane, anche se il premio in questo caso consisteva in denaro.
I test sugli umani sono stati condotti in Giappone e in Guinea. Gli scimpanzé hanno giocato ad un ritmo frenetico rispetto all’uomo. Gli scimpanzé hanno raggiunto più rapidamente lo stato di equilibrio previsto dalla teoria dei giochi di Nash. Gli scimpanzé hanno capito prima degli esseri umani le sfumature del gioco.
In natura, le scimmie sono altamente competitive, "la concorrenza è per lo scimpanzé centrale nella vita", ha detto Rahul Bhui coautore dello studio, mentre gli esseri umani,risultano essere maggiormante cooperativi".

Autori: 
Sezioni: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Scongelare i cervelli, non i ghiacciai

Particolare di una formazione di ghiaccio

Matteo Motterlini nel suo ultimo saggio spiega quali sono le trappole mentali che ci spingono a non reagire di fronte ai rischi connessi alla crisi del clima. E a disinnescarle, per darci la possibilità di attivare il cambiamento iniziando dall’unico luogo in cui può essere concepito un futuro diverso: il nostro cervello. Crediti immagine: Foto di Sophia Simoes su Unsplash

Perché la crisi climatica non ci smuove? Perché continuiamo a posticipare l’inevitabile? Perché ignoriamo chi verrà dopo di noi? Perché cambiare ci costa così tanto? Perché distruggiamo il più prezioso dei beni comuni: la nostra casa, la Terra? Perché crediamo ancora nella crescita infinita, su un pianeta che ha limiti ben precisi? Perché neghiamo l’evidenza? Perché non ci fidiamo della scienza?