fbpx L'ammasso più distante | Page 5 | Scienza in rete

L'ammasso più distante

Read time: 1 min

Già da tre anni gli astronomi sospettavano che JKCS041 fosse un ammasso di galassie collocato a oltre dieci miliardi di anni luce. Lo aveva individuato un gruppo di ricerca internazionale coordinato da Stefano Andreon (INAF - Milano) nel corso di una campagna osservativa con il telescopio infrarosso britannico UKIRT (United Kingdom Infrared Telescope). La distanza era stata stimata con precise osservazioni al CFHT (Canada-France-Hawaii Telescope) e grazie al telescopio spaziale Spitzer. Mancava, però, la conferma definitiva.

Per provare che davvero si era in presenza del più lontano ammasso di galassie mai osservato - un miliardo di anni luce più lontano rispetto al record precedente - era necessario rilevare l'emissione X prodotta dal gas caldissimo presente tra le galassie di JKCS041, rilevazione finalmente compiuta con successo grazie all'osservatorio spaziale Chandra.

Più che il record di distanza, però, agli astronomi interessa aver individuato un ammasso di galassie in un'epoca in cui l'Universo aveva solamente un quarto dell'età attuale. Secondo i modelli evolutivi correnti, JKCS041 si colloca proprio al limite dell'epoca in cui si prevede siano apparsi i primi ammassi di galassie. Il suo studio, dunque, potrà darci incredibili informazioni su come l'Universo si sia incamminato verso la sua forma attuale.

Fonti: INAF, Chandra X-Ray Observatory

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Un batterio che sopravvive all'impatto su Marte può viaggiare nello spazio?

Un nuovo studio della Johns Hopkins mostra che il batterio Deinococcus radiodurans sopravvive a pressioni paragonabili a quelle di un'espulsione di corpi rocciosi dalla superficie marziana. Questo risultato può avere implicazioni per le politiche di protezione planetaria, ma rappresenta solo una tappa verso la comprensione di se e come la vita microbica potrebbe sopravvivere a un viaggio interplanetario.

Nell'immagine di copertina: elaborazione della fotografia al microscopio elettronico di di D. radiodurans (da Wikimedia Commons, pubblico dominio)

Gli impatti di corpi celesti come asteroidi o comete evocano l’idea di forze dalla potenza capace di modellare superfici di pianeti o provocare estinzioni di specie. Collegarli alla vita può essere meno intuitivo, eppure questi eventi possono generare ambienti potenzialmente abitabili nei crateri che lasciano, o trasportare molecole organiche da un corpo celeste all’altro. Chiedersi se la vita stessa possa sopravvivere a un impatto è un passo ulteriore, con conseguenze dirette per le politiche di protezione planetaria che regolano le attività umane nello spazio.