E' senza dubbio
prevedibile che nei depositi sedimentari di un lago si possano
trovare massicce presenze di agenti inquinanti in corrispondenza
degli strati depositatisi quando la regolamentazione di tali sostanze
era pressoché inesistente. Meno prevedibile, invece, quanto hanno
scoperto Christian Bogdal (ETH di Zurigo - Istituto di Chimica e
Bioingegneria) e i suoi collaboratori analizzando i carotaggi
raccolti nel lago Oberaar, un bacino svizzero alimentato dai
ghiacciai alpini.
L'analisi ha mostrato che
la presenza di pesticidi e di altri agenti inquinanti aumenta
progressivamente a partire dagli anni '50, raggiunge un picco a
cavallo degli anni '60-'70 e torna ai minimi livelli in
corrispondenza degli anni '80 e '90, andamento in linea con la
graduale regolamentazione del loro impiego.
I dati di Bogdal, però,
indicano anche una nuova repentina crescita del livello di agenti
inquinanti a partire dalla fine degli anni '90 (la situazione attuale
è paragonabile a quella degli anni '60-'70) la cui causa sarebbe il
rilevante rilascio di agenti inquinanti associato allo scioglimento
dei ghiacciai alpini.
Per Bogdal e
collaboratori, dunque, il riscaldamento globale e il conseguente
massiccio scioglimento dei ghiacciai - con l'inevitabile rilascio
degli agenti inquinanti intrappolati nei ghiacci - potrebbero avere
conseguenze davvero drammatiche per l'ambiente.
Gli inquinanti del disgelo
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Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).
Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.