fbpx I ricordi dell’infanzia? Ecco perché li dimentichiamo | Page 7 | Scienza in rete

I ricordi dell’infanzia? Ecco perché li dimentichiamo

Read time: 2 mins

Molto spesso ci soffermiamo a pensare a quando eravamo bambini ma molti di quei ricordi risultano sbiaditi e poco chiari. Perché? La risposta arriva da uno studio appena pubblicato su Science che suggerisce che la neurogenesi, la generazione di nuovi neuroni, è responsabile della perdita di una parte della memoria in diverse specie, compreso l'uomo.
Secondo lo studio, infatti, i neuroni di nuova formazione dell'ippocampo - l'area del cervello coinvolta nella formazione della memoria - potrebbero compromettere le informazioni precedentemente acquisite.
"E’ stata una scoperta sorprendente. La maggior parte di noi pensa che avere dei nuovi neuroni possa solo migliorare la memoria", spiega Sheena Josselyn , neuroscienziata che ha condotto lo studio insieme al marito Paul Frankland presso l'Hospital for Sick Children di Toronto.
I ricercatori hanno testato topi neonati e adulti su una paura condizionata: l’associazione tra un determinato ambiente e uno shock elettrico. Tutti i topi hanno imparato il compito in modo rapido, ma mentre i topi neonati ricordavano l'esperienza negativa per un solo giorno dopo l'allenamento, i topi adulti conservavano il ricordo per diverse settimane. Alla base una differenza nella proliferazione neuronale.
Il team di Josselyn ha provato, allora, a migliorare la persistenza dei ricordi nei topi neonati attraverso modifiche genetiche e chimiche che hanno agito rallentando la crescita dei neuroni.
Nei topi più giovani, dove era stata inibita la formazione di nuovi neuroni, gli animali hanno mantenuto il ricordo della paura condizionata meglio dei topi non trattati.
Anche se apparentemente poco intuitivo, alcuni modelli teorici avevano già previsto questo effetto. La memoria si basa su un circuito, quindi se si aggiunge un elemento a questo circuito ci sono possibilità di modificarlo.
“La neurogenesi ha, quindi, un duplice effetto sulla memoria. L'integrazione dei nuovi neuroni nell'ippocampo facilita la codifica di nuove memorie ma aiuta anche a pulire il vecchio. Questa pulizia è importante perché aiuta la memoria a lavorare in modo più efficiente”, ha spiegato Paul Frankland.

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Morti improvvise e vaccino anti Covid: il vaccino protegge molto di più

fiala di vaccino contro COVID

Uno studio canadese molto solido, costruito sui registri sanitari dell’Ontario, ha preso in considerazione oltre 6 milioni di persone, usando dati già ripuliti dai fattori di confondimento. I risultati confutano l’ipotesi che la vaccinazione contro Sars-CoV-2 comporti un rischio aggiuntivo di morte improvvisa per persone apparentemente sane di età tra 12 e 50 anni. È abbastanza per mettere la parola fine alle polemiche sull’aumento di morti improvvise da vaccino: la malattia è più pericolosa.

Sono passati sei anni dall’inizio della pandemia da Sars-CoV-2 e negli ultimi cinque più di 100 milioni di dosi di vaccini sono state somministrate, in una campagna di immunizzazione mondiale che non ha precedenti per dimensioni e tempistica.

La pandemia si è esaurita, la gravità dei quadri clinici dovuta alle infezioni si è fortemente attenuata (soprattutto grazie all’immunità indotta dalle vaccinazioni) e nuovi tasselli di conoscenze scientifiche si aggiungono a quanto già acquisito in corsa.