fbpx Costruita in laboratorio la prima vagina sintetica | Scienza in rete

Costruita in laboratorio la prima vagina sintetica

Read time: 2 mins

Un team di ricercatori del Wake Forest Baptist Medical Center della North Carolina ha costruito in laboratorio la prima vagina sintetica e impiantata in quattro ragazze. Lo studio è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista britannica The Lancet.
Le ragazze al momento dell’intervento avevano tra i 13 e 18 anni di età ed erano affette dalla sindrome di Rokitansky, una rara malattia in cui l’utero e la vagina sono poco sviluppati o assenti.

Per costruire gli organi vaginali, l’équipe di Antony Atala ha prima dovuto ottenere delle cellule a partire dai genitali esterni di ogni paziente. Le cellule sono state così fatte crescere su un supporto biodegradabile a forma di vagina. Dopo circa un mese, è stato creato chirurgicamente un canale nel bacino delle ragazze, dov’è avvenuto l’impianto. In maniera spontanea si sono creati i vasi e le strutture nervose, e il materiale biodegradabile è stato assorbito dall'organismo.

I test di follow-up sulle vagine ingegnerizzate in laboratorio hanno mostrato che il margine tra tessuto nativo e parti bioniche era indistinguibile. Biopsie dei tessuti, risonanza magnetica ed esami interni hanno indicato che le vagine ingegnerizzate erano simili in aspetto e funzione al tessuto nativo. Inoltre le risposte delle ragazze a un questionario indicano che fino a otto anni dopo l’impianto riuscivano ad avere rapporti sessuali normali senza provare dolore.
Non è stato però facile arrivare a questi risultati. Prima di iniziare lo studio clinico pilota, gli scienziati americani hanno valutato questo approccio in topi e conigli. Proprio grazie a questi studi, i ricercatori hanno scoperto l’importanza di utilizzare cellule umane su scaffold specifici, realizzati in materiali riassorbibili.

“Questo studio è il primo a dimostrare che gli organi vaginali possono essere costruiti in laboratorio e utilizzati con successo negli esseri umani e può rappresentare una nuova opzione per i pazienti che necessitano di chirurgia ricostruttiva vaginale", spiega Atala.

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Medicina

prossimo articolo

Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

steppa con mammut semitrasparente in primo piano

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.