fbpx Costruita la prima vagina sintetica in laboratorio | Page 9 | Scienza in rete

Costruita la prima vagina sintetica in laboratorio

Read time: 2 mins

Un team di ricercatori del Wake Forest Baptist Medical Center ha costruito in laboratorio la prima vagina sintetica e impiantata in quattro ragazze. Lo studio è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista britannica The Lancet.
Le ragazze al momento dell’intervento avevano tra i 13 e 18 anni di età ed erano affette dalla sindrome di Rokitansky, una rara malattia in cui l’utero e la vagina sono poco sviluppati o assenti.

Per costruire gli organi vaginali, l’équipe di Antony Atala ha prima dovuto ottenere delle cellule a partire dai genitali esterni di ogni paziente. Dopo l’estrazione queste cellule sono state fatte crescere su un supporto biodegradabile a forma di vagina. Dopo circa un mese, è stato creato chirurgicamente un canale nel bacino delle ragazze, dov’è avvenuto l’impianto. In maniera spontanea si sono creati i vasi e le strutture nervose, e il materiale biodegradabile è stato assorbito dall'organismo.

I test di follow-up sulle vagine ingegnerizzate in laboratorio hanno mostrato che il margine tra tessuto nativo e parti bioniche era indistinguibile. Biopsie dei tessuti, risonanza magnetica ed esami interni hanno indicato che le vagine ingegnerizzate erano simili in aspetto e funzione al tessuto nativo. Inoltre le risposte delle ragazze a un questionario indicano che fino a otto anni dopo l’impianto, gli organi avevano  funzioni normali e le donne sono riuscite ad avere rapporti sessuali normali senza provare dolore.
Non è stato però facile arrivare a questi risultati. Prima di iniziare lo studio clinico pilota, gli scienziati americani hanno valutato questo approccio in topi e conigli. Proprio grazie a questi studi, gli scienziati hanno scoperto l’importanza di utilizzare cellule umane su scaffold specifici, realizzati in materiali riassorbibili.

“Questo studio è il primo a dimostrare che gli organi vaginali possono essere costruiti in laboratorio e utilizzati con successo negli esseri umani  e può rappresentare una nuova opzione per i pazienti che necessitano di chirurgia ricostruttiva vaginale, spiega Atala.

Autori: 
Sezioni: 
Medicina

prossimo articolo

Thomas Morgan, quando il gene diventa misurabile

elaborazione grafica con foto di Thomas Morgan e Drosophila

Con le ricerche di Thomas Morgan, all’inizio del Novecento, il gene cessa di essere un’entità teorica e diventa una realtà sperimentale: localizzato sui cromosomi, ordinabile in mappe, soggetto a ricombinazione e mutazione. La pubblicazione del suo "The Theory of the Gene" (1926) ha sancito la nascita della genetica causale e quantitativa, che collega ereditarietà, evoluzione e citologia e apre la strada alla genomica e alla medicina genetica.

La genetica causale nasceva cent'anni fa, quando Thomas Hunt Morgan (1866-1945) tirava le somme di oltre venti anni di studi sperimentali su Drosophila melanogaster. Pubblicato a febbraio, The Theory of the Gene (Yale University Press, New Haven, 1926) fu uno spartiacque nella storia della biologia. “Teoria”, non il concetto del gene, che c’era già almeno come unità di trasmissione, né “che cosa è un gene?”, che non si sa nemmeno oggi.