fbpx Vaccini-autismo: lettera aperta alle istituzioni | Page 17 | Scienza in rete

Vaccini-autismo: lettera aperta alle istituzioni

Read time: 1 min

Il dibattito sul presunto legame tra vaccini e autismo è riesploso negli ultimi giorni in seguito a un'indagine avviata dalla procura di Trani.
Sono molte le prove che certificano l'efficacia dei vaccini nella prevenzione e cura di diverse malattie, come il morbillo o la rosolia, mentre gli effetti collaterali non sono tali da poter essere considerati tra i casi di rischio statisticamente rilevanti.
Ciononostante, l'allarme vaccino-autismo riemerge periodicamente a minare la fiducia nei vaccini.

Non bisogna però abbassare la guardia e per questo Le Scienze pubblica una lettera aperta indirizzata al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, al Presidente della Commissione Igiene e Sanità Emilia Grazia De Biasi, al Presidente della Commissione Affari Sociali PierPaolo Vargiu e al Presidente della Federazioen Nazionale degli ordini dei Medici Chirughi e degli Odontoiatri Amedeo Bianco per chiedere, in aquanto rappresentanti delle istituzioni, di "prendere gli opportuni provvedimenti per informare correttamente la popolazione, evitare che siano sparse paure ingiustificate e pretestuose quando non palesemente false e far sì che le persone che causano un allarme nella popolazione debbano rispondere nelle opportune sedi delle loro affermazioni."

A questo link è possibile sottoscrivere l'appello, firmando in calce tra i commenti.

Sezioni: 
Scienza e società

prossimo articolo

Carcere: come la crisi climatica aggrava la pena delle persone detenute

sbarre con sfumature arancione e azzurra

Per chi vive in carcere, la crisi climatica non è solo una condizione ambientale ma una pena aggiuntiva. Celle gelide d’inverno e soffocanti d’estate espongono le persone detenute a rischi fisici e psichici che la crisi climatica sta aggravando. In Italia, tra edifici obsoleti, sovraffollamento e assenza di monitoraggi sistematici, il microclima penitenziario resta un’emergenza invisibile, ai margini delle politiche di adattamento e del dibattito pubblico sui diritti e sulla salute.

Per vent’anni Michael Saavedra ha vissuto in isolamento, trasferito da un carcere all’altro. La sua storia è stata raccontata qualche anno fa su Al Jazeera dal giornalista Brian Osgood. Nel carcere statale di Pelican Bay il freddo era così penetrante che Saavedra partecipò a uno sciopero della fame per ottenere giacche e berretti. Anni dopo, nella prigione di Corcoran, il problema era l’opposto: il caldo diventò così estremo da fargli perdere conoscenza.