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La ricerca italiana sull' HIV protagonista a Boston

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Si è conclusa il 6 marzo presso il Hynes Convention Center della città americana la conferenza CROI 2014 che anno dopo anno fa il punto sulla ricerca mondiale su Retrovirus ed Infezioni Opportunistiche e che ha visto quest'anno più di 10mila partecipazioni di scienziati da tutto il mondo. Essa riunisce ogni anno tra i migliori ricercatori provenienti da tutti i continenti per condividere gli ultimi risultati riguardanti strategie terapeutiche, studi immunologici, e i migliori metodi di ricerca nella battaglia in corso contro l'HIV e le malattie infettive ad esso correlate .
“L'aspetto più significativo – spiega Massimo Andreoni,  Presidente Simit, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – è che ben 15 su 17 dei ricercatori italiani che hanno presentato i risultati delle loro ricerche, tutti al di sotto dei 40 anni, svolgono effettivamente il proprio lavoro sul territorio italiano, cosa tutt'altro che secondaria in un periodo come questo così difficile per la ricerca nel nostro paese.” Solo due ricercatori italiani su quindici infatti operano in strutture straniere.
Il focus della conferenza è stata certamente l'infezione da HIV, sebbene parlare di HIV oggi significhi prima di tutto considerare anche le patologie che si accompagnano alla malattia stessa, come la tubercolosi o l' Epatite C.
“Il 30% del totale dei malati di AIDS oggi ha infatti contratto anche il virus dell'epatite C – spiega Andreoni – ragione per cui i due grandi poli attorno cui ruotano le ricerche in questo settore sono appunto le ricerche sulla combinazione di queste due infezioni, in particolar modo dal punto di vista del trattamento farmacologico. Siamo speranzosi che i nuovi farmaci che si stanno affacciando sul panorama internazionale miglioreranno le possibilità di estirpare definitivamente l'infezione del virus dell’epatite C".
L'AIDS purtroppo però rimane ancora oggi una patologia non eradicabile e sebbene le aspettative e la qualità della vita negli ultimi decenni siano di molto migliorate, chiunque abbia contratto il virus dell'HIV deve seguire una terapia farmacologica lungo tutta la sua vita. In questo senso un secondo gruppo di risultati presentati durante la conferenza riguarda la messa a punto di nuove strategie terapeutiche meno impattanti nella vita del paziente.

L'obiettivo è ridurre a meno di tre il numero dei farmaci per il trattamento di pazienti affetti da AIDS, il che porterebbe, a parità di efficacia, benefici in termini sia di tossicità che di sostenibilità economica. Nel corso del convegno è stato dimostrato come per questa strategia gli inibitori degli integrasi, una classe di farmaci si è dimostrata estremamente efficaci in terapia.
“Un altro campo dove la ricerca sta facendo interessanti passi in avanti riguarda invece l'ambito neurologico - continua Andreoni – e anche qui il contributo italiano è significativo. ”Numerosi studi hanno infatti rivelato negli anni una correlazione tra l'infezione da HIV e, come conseguenza, l'insorgere di difetti cognitivi, e quindi di una disfunzione di alcuni meccanismi del sistema nervoso centrale, mentre altre ricerche sono ancora in corso. In particolare a Boston è stato presentato uno studio, realizzato da ricercatori italiani su nuovi sistemi elettroencefalografici, ovvero strumenti per l'analisi del danno neurocognitivo in caso di HIV, che ha permesso di mettere a punto un sistema di monitoraggio del cervello in grado di individuare precocemente un danno neurologico, prima cioè che degeneri in forme più gravi.

Ma la conferenza CROI 2014 rappresenta solo un primo passo per la presentazione dei progetti di ricerca italiani in questo settore. Dal 25 al 27 maggio prossimi si terrà a Roma il VI Congresso Nazionale ICAR, Italian Conference on Aids and Retroviruses, dove verranno presentati tutti i più recenti risultati dei ricercatori italiani, ma non solo, nella lotta contro l'AIDS. 

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