Un paio d'anni fa fece molto scalpore uno studio di alcuni ricercatori californiani che, analizzando i sedimenti corrispondenti all'epoca di Clovis - una civiltà nordamericana misteriosamente scomparsa in modo repentino circa 13 mila anni fa - suggerirono che si era in presenza di una catastrofe cosmica. Secondo Richard Firestone (Lawrence Berkeley National Laboratory) e i suoi collaboratori, la concentrazione di alcuni particolari elementi (i cosiddetti impact markers) indicava come il continente nordamericano fosse stato devastato dall'impatto di un oggetto celeste (probabilmente una cometa) con conseguenze tragiche per flora e fauna e con il totale annientamento della fiorente civiltà di Clovis.
Nei giorni scorsi, però, il gruppo di ricerca coordinato da Todd Surovell, archeologo dell'Università del Wyoming, ha pubblicato uno studio che getta seri dubbi sulla teoria della catastrofe. La loro analisi dei sedimenti provenienti da sette siti risalenti all'epoca della presunta catastrofe, infatti, non ha portato all'individuazione di quella importante quantità di microsferule magnetiche che due anni fa aveva favorito il sorgere della teoria dell'impatto. E questo nonostante due dei siti analizzati fossero proprio gli stessi in cui il team di Firestone aveva trovato un picco di sferule.
Il dibattito si preannuncia caldo e appassionato. Anche perché è ormai alle porte la pubblicazione di altri studi relativi alla catastrofe di Clovis e alla sua possibile causa extraterrestre.
Fonti: PNAS, NatureNews
Dubbi sulla catastrofe
prossimo articolo
Un'informazione più attenta al clima non guasterebbe

L'informazione italiana è meno attenta al cambiamento climatico rispetto al 2022. La presenza di guerre e conflitti disastrosi purtroppo non riduce la gravità della crisi climatica; i media dovrebbero migliorare la loro capacità di coprire notizie che riguardano il riscaldamento globale e la transizione ecologica. La colpa è anche dell'influenza della pubblicità da parte di aziende fossili che, tra l'altro, ne approfittano per ripulirsi l'immagine. Le analisi dell'Osservatorio di Pavia.
Da quando l’Osservatorio di Pavia ha iniziato le sue analisi sulla copertura mediatica che i mezzi di informazione fanno del cambiamento climatico, la situazione è peggiorata. Dal 2022 al 2025 l’informazione climatica è diminuita del 26% nei quotidiani e del 53% nei telegiornali. In particolare, sono stati analizzati Avvenire, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, la Repubblica, La Stampa e TG1, TG2, TG3, TG4, TG5, Studio Aperto, TG LA7.