fbpx Alisei e "iato" del riscaldamento globale | Page 2 | Scienza in rete

Alisei e "iato" del riscaldamento globale

Read time: 2 mins

Chi ha seguito il dibattito sulla impropriamente detta “pausa” (o “iato”) del riscaldamento globale, troverà interessante un recente studio australiano, pubblicato su Nature Climate Change, che fornisce nuovi dati sul perché la crescita della temperatura superficiale terrestre (ma non la temperatura globale media) sia rallentata negli ultimi quindici anni (rallentata, non scomparsa, come è stato strumentalmente raccontato per screditare l’ultimo rapporto dell’IPCC).

Il gruppo di ricerca, guidato da Matthew H. England dell’università del New South Wales, ha dimostrato che negli ultimi due decenni i venti alisei del Pacifico sono stati decisamente più forti, in misura finora mai osservata e non inclusa nei modelli climatici. Gli alisei più intensi hanno favorito un maggiore assorbimento del calore accumulato nell’atmosfera verso gli strati profondi oceanici. Inoltre hanno fatto aumentare la risalita dell’aria nelle zone equatoriali del Pacifico, abbassando la temperatura superficiale oceanica locale.
L’effetto complessivo è stato un raffreddamento della temperatura superficiale terrestre di 0.1-0.2°C nel 2012, che corrisponde approssimativamente al “mancato” aumento rilevato dal 2001.
Secondo gli scienziati, lo iato “potrebbe persistere per buona parte di questo decennio se il trend degli alisei continua, ma c’è da aspettarsi una rapida ripresa del riscaldamento una volta che l’anomalia si sarà placata”.

Il risultato è in accordo con studi scientifici precedenti, secondo cui la maggior parte del calore generato dall’effetto serra viene accumulato negli oceani e la temperatura di questi, soprattutto negli strati profondi al di sotto dei 700 metri, sta crescendo rapidamente da 10-15 anni.

Autori: 
Sezioni: 
Riscaldamento globale

prossimo articolo

Farmaci sotto pressione: la crisi parte dallo Stretto di Hormuz

Carta geografica dello Stretto di Hermuz

Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0

Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.