fbpx Quegli sporchi biocarburanti | Scienza in rete

Quegli sporchi biocarburanti

Read time: 1 min

Non c'è dubbio che l'impiego di carburanti di origine vegetale faccia diminuire la richiesta dei prodotti petroliferi, ma c'è il rischio concreto che questo vantaggio possa trasformarsi in un pesante costo ambientale.

Ne sanno qualcosa gli abitanti delle regioni che si affacciano sul Golfo del Messico. Dal 1971 è nota l'esistenza nel Golfo di una "zona morta", così chiamata perchè l'estrema povertà di ossigeno di quelle acque impedisce di fatto ogni forma di vita. Attualmente si estende per quasi 15 mila chilometri quadrati e recenti ricerche effettuate dal team di Michael Griffin (Carnegie Mellon University - Pittsburgh) indicano come alla sua origine contribuiscano in maniera determinante le coltivazioni intensive destinate ai biocarburanti.

Sotto accusa i fertilizzanti che, trasportati nelle acque del Golfo, innescano una incredibile proliferazione primaverile ed estiva di alghe. Queste vengono poi divorate dai batteri, ma tale banchetto si traduce in un drastico impoverimento dell'ossigeno dissolto nell'acqua. Il risultato finale è che a farne le spese sono pesci, gamberetti, granchi e altri esseri viventi marini.

Il governo statunitense sta cercando di correre ai ripari (suggerendo per esempio di privilegiare particolari coltivazioni) per ridurre la zona morta a un terzo della sua estensione attuale, ma - stando alle proiezioni di Griffin - tali sforzi potrebbero servire a ben poco richiedendo dunque soluzioni più radicali.

Fonti: ScienceNOW

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Ambiente

prossimo articolo

(Ri)guardare ER nel 2026

screenshot dalla sigla di ER Medici in prima linea

Rimesso a disposizione su Netflix, "ER – Medici in prima linea" resta un caposaldo dei medical drama. Rivederla a oltre trent’anni dal debutto non significa solo ritrovare casi clinici e personaggi, ma misurare quanto siano cambiati la medicina e il lavoro sanitario non meno delle rappresentazioni sociali della malattia. E forse anche accorgersi che, più delle pratiche e della realtà, a evolversi rapidamente sono stati i modi di raccontarle.

Nell'immagine di copertina: screenshot dalla sigla di ER - Medici in prima linea

Netflix ha messo a disposizione sulla sua piattaforma la serie ER – Medici in prima linea. Per chi l’aveva appassionatamente seguita ai tempi, odi et amo: da una parte ci toccano 15 anni di puntate da rivedere, dall’altra è l’occasione di immergersi in una serie nota, amata e che ha letteralmente fatto la storia di enorme successo dei medical drama. E, in questo modo, anche di farsi due conti su come è cambiata non solo la medicina sensu strictu, ma anche i suoi rapporti con la società e il modo di raccontarla.