Il presidente dell'ASI Enrico Saggese ha rimesso il
disposizione del ministro dell'Istruzione Università e Ricerca Maria
Chiara Carrozza il proprio mandato al vertice dell'Agenzia Spaziale Italiana.
Lo annuncia una nota dell’Asi: “L’ingegnere Enrico Saggese,
nel rispetto delle indagini in corso, ribadendo la sua totale estraneità ai
fatti contestatigli, nell’interesse dell’autorevolezza internazionale
dell’Agenzia Spaziale Italiana, acquisita specialmente nell’ultimo quinquennio,
e al fine di meglio difendere la propria integrità, onorabilità e prestigio,
maturati in più di quaranta anni di attività nel settore spaziale, ha inviato
al Ministro Vigilante una lettera di messa a disposizione il proprio mandato di
Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, con effetto immediato”. Questa
decisione arriva dopo le perquisizioni effettuate, nei giorni scorsi, negli uffici dell'Agenzia
Spaziale Italiana e in società fornitrici a Roma ed in varie città italiane. Saggese,
insieme ad altre sei persone, è indagato per le ipotesi di reato di corruzione
e concussione in merito a presunte irregolarità di rapporti contrattuali che
legano l’Asi e alcune società.
Enrico Saggese si dimette dall'ASI
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Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.
Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.