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Inaugura PRIMA: studiera la materia delle stelle

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E’ stata inaugurata oggi, a Padova, “PRIMA”, una macchina che studierà la materia delle stelle. PRIMA sarà impiegata per produrre un fascio di atomi con una potenza di sedici milioni di Watt e con l’obiettivo di riscaldare i plasmi fino alle temperature che si raggiungono nelle stelle, permettendo l'innesco della fusione nucleare. PRIMA è stata realizzata da un consorzio che lega INFN, CNR, ENEA, Università di Padova ed Acciaierie Venete.
“E’ un campo di studi dove si intrecciano le competenze presenti nei diversi enti di ricerca. L’expertise sviluppata nel campo della ricerca fondamentale con gli acceleratori di particelle, come la ricerca e poi la scoperta del bosone di Higgs all’LHC, viene qui messa a frutto anche per applicazioni in altri campi”, commenta Fernando Ferroni, presidente dell’INFN.
PRIMA è un’infrastruttura che consentirà, infatti, applicazioni in medicina, per la cura dei tumori, e sarà un elemento chiave nel campo dell’energia, negli studi per la produzione di energia pulita mediante la fusione nucleare.
“Proprio vicino a Padova, nei Laboratori Nazionali di Legnaro, l’INFN sta costruendo il cuore dell’acceleratore IFMIF, per lo studio dei materiali da impiegare nella fusione nucleare, che sarà installato in Giappone nei prossimi anni. IFMIF sarà uno degli acceleratori più potenti al mondo e verrà realizzato da una collaborazione internazionale con importanti commesse acquisite dall’industria nazionale” commenta Giovanni Fiorentini, direttore del Laboratori Nazionali di Legnaro dell’INFN.

Ufficio Comunicazione INFN

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Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.