fbpx La strada per la fusione nucleare passa da Padova | Scienza in rete

La strada per la fusione nucleare passa da Padova

Read time: 3 mins

Venerdì 24 gennaio, presso l’Area della Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova, si celebra con un convegno l’avvio delle attività per la realizzazione degli impianti finalizzati allo sviluppo del ‘cuore’ del reattore a fusione ITER presso il Padova Research Iter Megavolt Accelerator – PRIMA e si presentano all’industria le opportunità di partecipazione a commesse per la fornitura dei componenti.

ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) è il primo reattore sperimentale a fusione, attualmente in costruzione in Francia, finalizzato a dimostrare la fattibilità della produzione di energia da fusione, passo decisivo che dovrà dimostrare la possibilità di sfruttare la fusione nucleare per un futuro energetico sicuro e sostenibile. L’accordo internazionale per ITER, finanziato da Unione Europea, Giappone, Russia, Stati Uniti, Cina, Corea e India, ha incaricato il Consorzio RFX - composto da CNR, Università di Padova, Enea, Infn e Acciaierie Venete, in collaborazione con i laboratori di Culham (UK), Garching (Germania), Cadarache (Francia), Naka (Giappone) e Bhat (India) - di realizzare nell’Area CNR di Padova due macchine fondamentali: SPIDER, il prototipo della sorgente di atomi, e MITICA che completa la sorgente con il sistema di accelerazione da 1 MV (un milione di Volt).

Nel laboratorio PRIMA, i ricercatori padovani affiancati dai colleghi provenienti da Europa, Giappone e India, affronteranno una grande sfida tecnologica e scientifica: produrre un fascio di neutri accelerati a 1 MeV (un milione di elettronvolt) con una potenza di 16 MW, in grado di rimanere attivo per un'ora ad ogni accensione. La potenza di questo fascio di particelle sarà l’elemento fondamentale per riscaldare il plasma di ITER, dando il via al processo di fusione nel reattore. Il CNR, attraverso il Consorzio RFX, si occupa inoltre dello sviluppo di un sistema di protezione dei magneti superconduttori e di un sistema di alimentazione per il controllo veloce della configurazione magnetica.

“Il CNR è da sempre impegnato in questo settore di ricerca, in particolare con l’Istituto Gas Ionizzati, che rappresenta una realtà scientifica di assoluto rilievo”, afferma Luigi Nicolais, presidente del CNR, che inaugurerà il convegno. “Le conoscenze acquisite in questo settore aprono la strada alla realizzazione di future centrali senza emissioni, affidabili e pulite, e allo stesso tempo sostengono l’innovazione industriale e lo sviluppo di tecnologie cruciali per rilanciare la competitività del Paese. In questo intento, il Consorzio RFX e il CNR svolgeranno un ruolo scientifico e tecnologico di primo piano”. L’investimento italiano per il progetto PRIMA è per ora di 20 milioni di euro, a fronte di investimenti per un valore di 200 milioni di euro in attrezzature scientifiche, a carico del progetto ITER.

“Questo progetto rappresenta una sfida molto importante per il nostro laboratorio che si trova oggi a giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo dei componenti più complessi di ITER” conclude Vanni Toigo, project manager di PRIMA. All’avvio delle attività di istallazione partecipano tra gli altri il presidente dell’INFN, Fernando Ferroni, il presidente di RFX, Francesco Gnesotto, il project manager di PRIMA, Vanni Toigo. Al termine della sessione mattutina si terrà una visita ai siti delle installazioni.

Ufficio Stampa Cnr

Autori: 
Sezioni: 
Cnr

prossimo articolo

Clima, ambiente e conflitti: implicazioni etiche per la medicina e la garanzia della cura

Disegno ad acquarello del mondo con accanto uno stetoscopio

Cambiamento climatico, degrado ambientale e aumento delle disuguaglianze sono minacce per la salute pubblica in Europa. In parallelo, il deterioramento del contesto geopolitico e l’aumento della spesa militare rischiano di sottrarre risorse alla prevenzione sanitaria, alla mitigazione climatica e al rafforzamento dei sistemi sanitari. I dati epidemiologici indicano che i rischi ambientali sono responsabili in Europa di più di 200.000 morti premature ogni anno, mentre i rischi climatici aumentano in frequenza e intensità. Allo stesso tempo, i conflitti armati e la crescente militarizzazione delle politiche di sicurezza sollevano interrogativi sulle priorità di investimento pubblico. Come possiamo integrare la salute umana nelle strategie di sicurezza europea? Una proposta è adottare un paradigma di sicurezza fondato su salute umana, stabilità degli ecosistemi e cooperazione internazionale. Integrare la salute nelle politiche energetiche, industriali e di sicurezza, insieme alla promozione della sostenibilità dei sistemi sanitari, può contribuire a costruire un modello di governance europea più resiliente ed equo. In questo contesto, la professione medica è chiamata a svolgere un ruolo etico e civico nel promuovere politiche orientate alla tutela e al diritto alla salute e alla garanzia della cura.

Immagine di copertina generata con ChatGPT
 

Negli ultimi decenni, il concetto di sicurezza ha subito una profonda trasformazione. Tradizionalmente associata alla difesa militare degli Stati e alla protezione dei confini nazionali, oggi la sicurezza include dimensioni economiche, energetiche, ambientali e sanitarie.